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Vaste |
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A Vaste le indagini archeologiche sistematiche sono state avviate agli inizi degli anni ’80 dall’Università degli studi di Lecce, sotto la direzione del prof. Francesco D’Andria, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e con l’Ecole Française de Roma (prof. J. L. Lamboley). (Fig. 1) Agli scavi in estensione condotti nell’ambito del cantiere Scuola di Archeologia si sono affiancati numerosi interventi di emergenza condotti in concomitanza con lavori pubblici e privati. Pochi materiali ceramici risalgono all’età del Bronzo, mentre all’età del Ferro (IX-VIII sec. a. C.) si datano alcune capanne a pianta ovale, individuate in prossimità di Piazza Dante. Sono realizzate con muretto in pietre a secco e copertura di paglia; all’interno, accanto alla suppellettile ceramica di produzione locale, sono attestati vasi per bere, anfore e oggetti di ornamento personale prodotti a Corinto. (fig. 2)
In età arcaica le importanti trasformazioni che riguardano la Messapia si manifestano anche a Vaste. Compaiono le prime sepolture con corredo di vasi di produzione locale e di importazione; vengono realizzate fornaci per la cottura di tegole ed aperte cave per l’estrazione di blocchi in calcare; emergono, infine, importanti elementi di definizione del territorio, come indica una serie di piccoli luoghi di culto disposti nella campagna circostante l’area abitata. Nel IV e III sec. a.C. Vaste si colloca in una posizione subalterna rispetto al vicino centro di Muro Leccese, punto di riferimento del territorio che comprende anche i siti costieri di castro e Otranto. Gli scavi nelle aree di abitato e nelle necropoli documentano una società articolata, in cui emergono i gruppi aristocratici: ad essi si riferiscono il complesso residenziale di Fondo S. Antonio e la necropoli di Fondo Melliche.
In concomitanza con la conquista romana del Salento a Vaste si riscontrano fenomeni di contrazione dell’abitato: vengono obliterati pozzi e cisterne ed è seppellito un tesoretto di 150 monete d’argento. Per il II sec. a.C. la documentazione archeologica restituisce il quadro di un centro in ripresa: significativo è il ritrovamento di un gruppo di tessere da gioco in osso con appellativi e numeri in latino. (Fig. 3) A Vaste il periodo compreso tra il IV ed il VI sec. d.C. è documentato dall’impianto della chiesa paleocristiana di Fondo Giuliano, a cui fa capo un popolamento rurale di carattere sparso costituito da piccoli nuclei di abitazioni. Intorno ad essa si distribuisce una vasta necropoli comprendente diverse centinaia di tombe. L’edificio ecclesiale è in uso fino al X secolo, periodo dopo il quale il culto si sposta nella vicina cripta dei SS. Stefani.
Capanna Iapigia
La ricostruzione di una Capanna Iapigia di VIII sec. a.C. (Progetto Archh. F. Baratti e R. Merlo, Direzione Scientifica: F. D’Andria) è stata realizzata sulla base di dati scientifici restituiti dalle campagne di scavo condotte dall’Università di Lecce in vari siti del Salento. L’intervento realizzato nell’ambito del I° Festival Internazionale di Archeologia per Ragazzi svoltosi nel luglio del 1998, costituisce un esempio applicativo di archeologia sperimentale, il primo ed unico nel Mezzogiorno d’Italia. (Fig. 4) Nel caso specifico, per la costruzione, sono stati utilizzati materiali naturali e tecniche costruttive tipiche del territorio salentino: la pietra calcarea per la struttura portante verticale, il legno per la struttura portante orizzontale e specie vegetali proprie delle aree paludose per il manto di copertura. All’interno vengono presentate le riproduzioni di vasi in terracotta prodotti nel Salento ed in Grecia nell’VIII sec. a.C.
Le mura
Nel IV sec. a.C. a Vaste viene realizzato un circuito murario lungo oltre 3 km. Esso delimita un’area di 78 ettari in cui sono comprese le aree destinate alle abitazioni ed ai luoghi di culto, oltre ad ampi spazi liberi per attività agricole ed artigianali; le necropoli ed alcune fattorie trovano spazio sia all’interno che all’esterno. Le indagini archeologiche, seguite alla prima individuazione del percorso da parte dell’ing. Gianni Carluccio, hanno permesso di riconoscere diverse fasi costruttive che si distribuiscono in un arco cronologico compreso tra la metà del III sec. a.C. Inizialmente venne realizzato un grande muro a secco di pietre informi, largo 4 m. e alto fino a 5m.; successivamente, ad esso fu addossato un rivestimento in grandi blocchi. In concomitanza con la conquista romana della Messapia si colloca un’ulteriore fase edilizia: vennero realizzate opere di rafforzamento, consistenti in un ulteriore rivestimento delle mura ed un avancorpo posto ad alcuni metri di distanza dalla struttura, a difesa di un percorso stradale.
Le mura di Vaste, come quelle degli altri centri messapici, costituivano un importante elemento di definizione degli assetti insediativi in relazione al sistema gerarchico degli abitati. Esse hanno continuato a caratterizzare il paesaggio del Salento fino ad oggi, con la sovrapposizione di muretti a secco per la delimitazione dei campi, che nei secoli hanno preservato i tracciati e le strutture antiche. (Fig. 5) Gli scavi condotti a Vaste hanno permesso di ricostruire con precisione il percorso delle mura, di cui si conservano i livelli di fondazione ed i primi filari dell’alzato. Nell’ambito del progetto è stato primario il tentativo di offrire la possibilità di una chiara percezione del paesaggio antico. A questo scopo in corrispondenza dei tratti orientale e settentrionale del muro a secco della prima fase costruttiva è stata realizzata una duna di terra che ne ripropone l’ampiezza ed in parte l’altezza.
Alla sommità sono state poste alcune sculture in ferro che raffigurano i guerrieri del IV sec. a.C. noti dalle rappresentazioni di vasi antichi. In altri punti del tracciato sono stati effettuati interventi di consolidamento ed integrazione delle strutture e di ricostruzione parziale del muro a secco e del rivestimento a blocchi, come in corrispondenza dei saggi 7 e 12 e delle porte Nod-Est e Nord. (Fig. 6) Il tracciato murario è stato messo in luce anche in corrispondenza del saggio 6 dove è conservato il crollo dell’alzato. La disposizione dei blocchi in caduta permette di riconoscere le modalità in cui esso si è determinato , ipotizzando un terremoto che trova riscontri in altre testimonianze antiche. (Fig. 7) Al fine di agevolare la lettura di questo straordinario documento si è costruita una struttura per la visione dall’alto riproducendo una torre d’assedio in legno.
Piazza Dante – Luogo di Culto
Nel 1999, indagini archeologiche di emergenza hanno portato all’individuazione di un’importante complesso cultuale del IV e III sec. a.C., posto al centro dell’abitato di Vaste. Esso era dedicato ad una divinità femminile protettrice della fertilità: della sua statua di culto è stata rinvenuta la testa in pietra calcarea. (Fig. 8) L’area sacra comprende un edificio articolato in vari ambienti separati da muri in blocchi squadrati di grandi dimensioni; all’interno di essi sono state individuate tre cavità ipogeiche, due delle quali destinate alla deposizione di offerte costituite da vasi miniaturistici, brocchette, coppette, piattelli, tazze e unguentari ed una, più grande, usata per compiere riti religiosi. La presenza di alcuni focolari è indicativa della pratica di preparare pasti sacri, consumati dai fedeli ed offerti alla divinità. Sulla pavimentazione della piazza sono state indicate le strutture del santuario. (Fig. 9)
Chiesa Paleocristiana
Scavi sistematici, iniziati nel 1991, hanno portato alla luce le strutture relative a quattro chiese ed una vasta necropoli rupestre; gli edifici risultano sovrapposti e presentano planimetrie differenti. (Fig. 10) Il più antico è databile al V sec. d.C. ed ha una pianta a croce latina absidata. In esso si può riconoscere un martyrium, cioè un impianto destinato ad accogliere le reliquie di un Santo martire. La seconda chiesa (seconda metà del VI sec.) venne edificata in relazione agli interventi di riorganizzazione del territorio di Otranto che seguirono la guerra greco-gotica (535-553).
Presenta una pianta a tre navate separate da due file di pilastri quadrangolari, legati da un’unica fondazione, con abside a est e portico all’ingresso (nartece). Il terzo edificio (VIII-IX sec.) venne eretto sui resti del precedente riutilizzandone l’abside. Lo spazio prima occupato dalle tre navate fu ridotto alla sola navata centrale chiudendo con assetti murari gli intervalli compresi tra un pilastro e l’altro. L’ultima fase (X sec.) è documentata da pochi resti di strutture murarie che sembrano definire una pianta ancora a navata unica, chiusa dalla medesima abside, ma di dimensioni notevolmente ridotte. (Fig. 11)
Necropoli Paleocristiana
La chiesa di V secolo è legata ad un’ampia necropoli distribuita sugli affioramenti di roccia circostanti. Un gruppo di tombe si trova all’interno di una cavità scavata alle spalle della chiesa. (Fig. 12) Quelle dislocate lungo il perimetro della grotta sono inserite in nicchie e coperte da lastroni a doppio spiovente, decorati da acroteri ai quattro angoli; hanno corredi di particolare pregio comprendenti: orecchini, collane, spilloni, fibbie, pettini, monete, vetri di produzione orientale e vasi in argilla. Un’anforetta a decorazione dipinta reca inciso il nome del proprietario Sextus Proculus. Le tombe situate nell’area centrale hanno coperture più semplici, spesso costituite da elementi architettonici di età messapica reimpiegati, e corredi meno ricchi. In numerosi casi le fosse erano utilizzate per molteplici deposizioni. (Fig. 13)
In prossimità dell’ingresso alla cavità è stata riconosciuta un’area per la preparazione di cibi destinati al rito del refrigerium, l’offerta di pietanze ai defunti ed il loro consumo in prossimità delle tombe. Su quasi tutti i lastroni è presente un incavo per poggiare le offerte ed accanto alle tombe o al loro interno, sono state rinvenute ossa di animali e lische di pesci. (Fig. 14)
Cripta dei SS. Stefani
La cripta, così detta per la triplice raffigurazione sulle pareti di S. Stefano, è ricavata nel banco tufaceo e presenta in facciata tre ingressi ad arco inquadrati da lesene. L’interno, a pianta basilicale, è a tre navate absidate divise da pilastri quadrangolari e presenta un orientamento est-ovest con absidi rivolte ad est. La struttura comprendeva in origine uno spazio per i fedeli separato da una transenna da quello riservato all’officiante, secondo il rito greco. (Fig. 15)
Di grande rilevanza e complessità è il ciclo di affreschi che adorna l’interno, riferibile a diverse fasi. La prima, con figure di impostazione arcaica e monumentale, risale alla fine del X sec., la seconda, di straordinaria fattura, data all’XI secolo, l’ultima, che oblitera le precedenti, è datata 1376 ed è caratterizzata da una semplice ripetizione di modelli bizantini. La cripta venne utilizzata come luogo di culto fino alla soppressione del rito greco (XVII sec.); dopo l’abbandono è stata destinata ad attività agricole, subendone una serie di manomissioni (fra cui l’abbassamento del piano pavimentale) che ne hanno in parte alterato l’impianto primitivo. Attualmente tutta l’area dei SS. Stefani, risistemata a cura dell’Amministrazione comunale, è sede di iniziative socio-culturali.
Piazza Dante – Palazzo Baronale
L’attuale fisionomia del Palazzo Baronale è il risultato di un’evoluzione planimetrica avvenuta fra il XIV ed il XVIII secolo d.C. Il complesso è composto da due edifici principali, la torre ed il palazzo, collegati da un tratto della cinta muraria del borgo quattrocentesco. (Fig. 18)
La prima fase edilizia (XIV sec.) è costituita da una torre quadrangolare isolata a tre piani coronata da un parapetto merlato. Nella prima metà del XV sec. intorno alla torre si forma un piccolo insediamento difeso da cinta muraria; presso l’angolo sud-occidentale delle mura viene edificata una residenza fortificata, costituita da un piano terra ed un primo piano collegati da una scala esterna. Un primo ampliamento del palazzo si data alla metà del XVI sec., come testimonia l’iscrizione sulla porta di accesso alla struttura che attribuisce l’intervento a Ottavio dei Falconi, feudatario di Vaste dal 1560. nella prima metà del XVII sec. il palazzo viene ampliato verso sud-ovest al di fuori della cinta murario in disuso. Con l’aggiunta del loggiato a destra dell’attuale ingresso al borgo, il palazzo acquista la fisionomia definitiva, corrispondente alla descrizione della metà del Settecento contenuta nei documenti che si riferiscono alla vendita del feudo ad Ippazio de Marco. (Fig. 19) All’interno del Palazzo Baronale è allestita la mostra permanente “DALLE TERRE DI VASTE. Storie di Messapi, Romani e Bizantini”
Tratto da: Vaste. Parco dei Guerriei Responsabile Scientifico: F. D’Andria Testi: G. Mastronuzzi – V. Melissano Progetto grafico: C. Notario Hanno collaborato: P. Güll – F. Ghio – A. Galati Fotografie: Archivio Dip. BB. CC. Università di Lecce – G. Mastronuzzi – C. Notario
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