Lo Zeus Stilita e la Tomba dell'Atleta

Ugento

Periodo Romano

Ugento Medievale

La Collezione "Adolfo Colosso"

Il Territorio

 

Lo Zeus Stilita di Ugento

Fig. 1) Ugento

Zeus stilita

          Rinvenuta ad Ugento, la statua bronzea dello Zeus Stilita è senza dubbio uno dei principali capolavori artistici dell'arte magno-greca. Giaceva all'interno di una buca chiusa da un masso quadrangolare, che si capirà poi essere il capitello che in antico la sosteneva, quando, durante lo scavo per le fondamenta di una casa, gli operai la riportarono alla luce nel dicembre del 1961. (Fig. 1)

          Realizzata alla fine del VI secolo a.C. con il metodo della fusione a cera persa, è una delle pochissime statue in bronzo giunte fino a noi.

Fig. 2) Ugento

Libagione davanti alla

statua di Zeus

(Inklink Firenze)

Nei suoi 74 centimetri di altezza raccoglie l'atteggiamento fiero e sereno del dio che, stringendo il fulmine della mano destra e l'aquila nella sinistra, si presenta dall'alto di una colonna ai suoi fedeli, coronato di alloro e di rosette. La leggera torsione del busto, l'estrema attenzione ad ogni particolare fanno apparire eccezionale l'opera da qualsiasi punto ci si fermi ad ammirarla. (Fig. 2)

           Il pezzo, di valore ed importanza inestimabili, costituisce l'esempio massimo dei contatti e degli scambi culturali che la civiltà Messapica, di cui Ugento costituiva uno dei centri dominanti, intratteneva con la città di Taranto: unica colonia magno-greca fondata in Puglia.

          Dopo 41 anni dalla sua scoperta, lo Zeus è stato esposto nella mostra "Klaohi Zis, il Culto di Zeus ad Ugento", organizzata dall'Amministrazione Comunale di Ugento in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia e con l'Università degli Studi di Lecce, tenutasi nel Museo Civico dal luglio 2002 sino all'aprile del 2004. Il misterioso titolo dell'evento, Klaohi Zis, è un'espressione dell'antica lingua messapica tradotta dagli specialisti: "Ascolta Zeus", corrispondente al latino "Audi Iupiter".


La Tomba dell'Atleta

Fig. 3) Ugento

Tomba dell'Atleta - affreschi

          La Tomba dell'Atleta è senza dubbio la più prestigiosa scoperta archeologica sepolcrale riportata alla luce nella città di Ugento. È stata rinvenuta nel corso di lavori di ampliamento di un'abitazione il 13 luglio 1970, nei pressi di via Salentina. Alla fine degli scavi, la struttura è stata asportata e ricostruita all'interno del Museo Civico, dove ancora oggi è conservata e visibile al pubblico.

          Tecnicamente questo sepolcro può essere definito come una tomba a "semicamera", incassata nel terreno, con la volta a doppio spiovente, le pareti e il basamento realizzati con il posizionamento di grandi lastroni in calcare locale. Le pareti sono affrescate con motivi lineari policromi in rosso e blu su fondo bianco. Nella parte superiore si trova un motivo a fasce dalle cui estremità pendono triplici nastri ondulati ricadenti verso il basso. (Fig. 3)

Fig. 4) Ugento - Tomba dell'Atleta

Rilievo

          Poco o nulla si è rinvenuto dei resti ossei, ma è presumibile che nella tomba dovessero essere sepolti due individui. I due inumati sono di sesso maschile, un giovane adulto sui trent'anni e un ragazzo di quindici anni circa, sepolti in due momenti differenti; a confermare tale divario cronologico tra la prima e la seconda sepoltura è il loro corredo. (Fig. 4) Quello del giovane non più che trentenne è stato datato alla fine del VI - inizi del V secolo a.C. (510-490 a.C.), come anche la struttura stessa della tomba, ed è caratterizzato da elementi di importazione, ovvero vasellame in bronzo (oinochoai rodie) e ceramica attica a figure rosse. Sono presenti inoltre due oggetti in ceramica locale: una trozzella e un kalathos. L'inumato dovette sicuramente esercitare la pratica della palestra e delle competizioni atletiche, vista la presenza di utensili emblematici di quell'ambiente (due strigili in bronzo e un alabastron).

Fig. 1) Ugento - Tomba dell'Atleta

Corredo

          Nel corredo del ragazzo più giovane si individuano elementi del IV secolo a.C., come alcuni vasetti miniaturistici a vernice nera, vasi di fattura italiota (tarantina) oltre che alcuni aryballoi utilizzati come unguentari per la pratica di competizione atletiche; dunque anche il più giovane dei due defunti doveva praticare attività sportive, e questa è la peculiarità che ha poi dato il nome alla sepoltura.

          La Tomba dell'Atleta, con i suoi tanti richiami al mondo ellenico (struttura della semicamera, vasellame di importazione) che convivono con elementi di produzione locale, fornisce un'idea piuttosto chiara sull'eclettismo della cultura messapica tra V e IV secolo, decisamente ellenizzata e sensibile al gusto artistico greco, acquisito prima tramite importazione (si veda la ceramica attica) poi attraverso l'influenza della magnogreca Taranto.

 

 

Tratto da:

Guida Archeologica di Ugento,

Scirocco, Ugento, 2007