Il Territorio di Ugento

Ugento

Periodo Romano

Ugento Medievale

Lo Zeus stilita e la Tomba dell'Atleta

La Collezione "Adolfo Colosso"

 

Il Territorio

Fig. 1) Ugento - Torre San Giovanni

          Il territorio di Ugento (Fig. 1) rivela sicure tracce di passaggi e occupazioni antiche. Gli affascinanti quanto misteriosi aspetti della vita quotidiana dell'homo sapiens di età preistorica trovano relazioni con la flora e fauna che, in quel tempo rigogliosa e abbondante, era presente lungo le dorsali delle serre che si affacciano sul mare. Il riparo Focone, meglio noto come "grotta Focone", ci racconta degli episodici stazionamenti di alcuni cacciatori e raccoglitori già tredicimila anni fa.

          I continui contatti supportati dagli scambi con altre genti dimostrano che 3400 anni fa, durante la cosiddetta facies eneolitica, si praticavano nella grotta di "Don Cirillo" alcuni rituali religiosi pagani, così come probabilmente avveniva anche nella vicina grotta Artanisi. Entrambe le cavità sono situate ai piedi di Serra delle Fontane.

Fig. 2) Ugento - Località Terenzano

Resti di monoliti

         Durante l'età dei metalli, che comunemente viene compresa nell'arco temporale che si estende tra i 2800 e gli 800 anni prima di Cristo, risulta ormai consolidato l'uso delle pratiche agricole. Consentendo la domesticazione delle piante e l'allevamento del bestiame, in aggiunta alla tradizionale pratica della pesca, esse inducono a ravvisare l'esistenza di una struttura sociale che pone le premesse di quella che sarà possibile riscontrare nelle fasi storiche successive. Si rileva inoltre una differenziazione tipologica degli abitati, che sempre in numero maggiore si affermano soprattutto lungo la costa. Rimangono sconosciuti, invece, gli insediamenti concernenti la fase più antica.

          Le località Terenzano (Fig. 2), Le Pazze, Artanisi (Fig. 3) e Mammalie, che insistono ai piedi delle Serre Calaturo e Delle Fontane, rappresentano i principali insediamenti costieri e pericostieri del territorio ugentino, che in taluni casi, raccontano di contatti con le civiltà d'oriente.

Fig. 3) Ugento - Località Artanisi

Ingresso della grotta Don Cirillo

          Ma è proprio il VI secolo che mostra il panorama salentino in una fase di grandi riassetti che definiscono strutturalmente e socialmente gli insediamenti gerarchizzati, così come avviene ad Ugento, che trova in Torre S. Giovanni il suo centro secondario: quest'ultimo, collocato lungo la costa e in prossimità di un approdo naturale, garantisce gli interscambi commerciali, a garanzia dello svolgimento dei quali viene eretta in età ellenistica un'imponente cerchia difensiva.

           La presenza di ruderi appartenenti ad alcuni magazzini, abitazioni siti presso il faro e numerosi reperti subacquei costituiscono le tracce più evidenti dell'intensa attività commerciale del porto, che è documentata fino al momento della conquista da parte dei Romani. In età romana il porto vede l'affermarsi del culto di Artemis Bendis e nell'area circostante si registra l'incremento del numero delle fattorie rustiche, dislocate su tutto il territorio, preposte all'approvvigionamento delle risorse agricole, come dimostrano i resti archeologici presso Masseria Villa e in località madonna del Casale. Così, sempre all'interno del territorio ugentino, nella frazione di Gemini, sorta lungo un decumano a SE di Ugento, si avviano le prima attività agricole con l'impianto di alcune strutture rurali, che determinano uno sviluppo delle località in epoca imperiale; tale crescita è riscontrabile anche nel resto del territorio prima della fase di declino medievale.


Riparo Focone

          Località Focone è situata lungo il pendio di serra Cataluro, verso la costa, in una zona particolarmente ricca di cavità naturali, che si schiudono nella roccia calcarea, note con il nome di doline. A 200 metri a nord rispetto al limite comunale con Alliste e 320 metri a nord/est dalla litoranea, in direzione di Masseria Nuova, si trova la più nota di queste Doline.

Fig. 4) Ugento - Località Focone

Ingresso della grotta

          Il riparo Focone, meglio noto come Grotta Focone (Fig. 4), rappresenta la più antica testimonianza umana nel territorio di Ugento. Compresa all'interno di una proprietà privata, attualmente la grotta non è fruibile poiché l'ingresso risulta ostruito da scarti di pietrame. Alcuni interventi di scavo, eseguiti agli inizi degli anni sessanta, documentano la presenza di resti umani, animali e portarono al recupero di numerosi strumenti litici, come dorsi troncati e sassi incisi a bande campite di linee e fasci, datati al Paleolitico Superiore (epigravettiano finale). L'indagine archeologica interessò, inoltre, altre due limitrofi doline situate in prossimità, in seguito denominate Pozzo Zecca e Bocca Cesira, delle quali furono recuperati altri strumenti litici, quasi contemporanei a quelli recuperati nella grotta.

          Gli episodici, quanto limitati interventi di ricerca non hanno permesso di comprendere a pieno questa facies del Gravettiano italiano, altrimenti nota come facies Ugentiniana.


Complesso Archeologico Artanisi

          Situato tra Ugento e Torre S. Giovanni, a 200 metri a nord/ovest dall'omonima masseria, il complesso archeologico di località Artanisi si localizza sul pendio basso di Serra delle Fontane e domina tutto il litorale, garantendo un'ampia visuale.

Fig. 5) Ugento - Località Artanisi

Tombe

          In parte già conosciuto, il complesso archeologico è racchiuso in una superficie di circa cinque ettari occupati da due grotte naturali, Artanisi e Don Cirillo, un'area insediativa ed una necropoli, ascrivibili all'età protostorica. (Fig. 5)

         Gli interventi di scavo archeologico hanno finora interessato Grotta Don Cirillo, che ha restituito tracce di frequentazione umana, probabilmente legata a funzioni culturali di età Eneolitica (3500-2700 a.C.), e la specchia dolmenica in cui sono state documentate due tombe, di cui la prima rientra nella tipologia funeraria dei dolmen, mentre la seconda è costituita da una cista litica, si presentano entrambe ricoperte da un unico tumulo di pietre di metri 60 di lunghezza, 30 di larghezza e 2,50 d'altezza. Lo scavo integrale delle sepolture ha permesso il recupero di frammenti ceramici ad impasto, un pugnale in bronzo e resti ossei, ancora inediti, che inquadrano cronologicamente l'uso della necropoli alla media età del bronzo.

          Le rombe a camera dolmenica con tumulo conosciute nel Salento sono rappresentate da piccole specchie contenenti una o due tombe, ad eccezione di quelle di Torre Santa Sabina e Carovigno, in provincia di Brindisi, di cui la prima ha restituito venticinque tombe. Pertanto, il caso di Ugento, con il suo grande tumulo di forma ellittica, può essere considerato un unicum.


Le Pazze

          A Torre San Giovanni, a 1700 metri a nord/ovest in linea d'aria rispetto all'omonima torre, prospiciente l'isolotto detto delle Pozze, si trova una duna sabbiosa tagliata lungo il lato est della strada litoranea. (Fig. 6) Sulla cima è ancora visibile un'area di dispersione ceramica, costituita esclusivamente da frammenti ad impasto di età protostorica, interessata almeno in parte dal processo di dilavamento, visto l'andamento scosceso della duna sottoposta a continue erosioni naturali.

Fig. 6) Ugento - Torre San Giovanni

Località Le Pazze

          Durante la realizzazione della strada provinciale fu distrutta una specchia situata sulla cima della duna, al fine di ricavare materiale edilizio da utilizzare durante i lavori; questa prendeva il nome di Specchia di Carlo Magno o delle Pazze. Detta specchia, secondo le osservazioni di Neglia, rientrava tra le quelle costituenti il cerchio intorno alla città messapica di Ugento, insieme a Specchione di Taviano (Taviano), Monte Li Specchi (Racale), Specchia dell'Alto (Alliste), Specchia Ciuppana (Alliste), Specchia del Corno (Ugento), Specchia di Pompignano (Acquarica del Capo), Specchia Galia (Taurisano), Specchia Santa Teresa (Taurisano); Specchia di Monte Rotondo (Taurisano), cui si aggiungono le specchie di Ruffano (Ruffano), Madonna della Serra (Ruffano), Celimanna (Supersano), Matino (Matino), e Castelforte (Taviano).

          Da una segnalazione del 1954 si apprende inoltre che i cumuli di pietrame e sabbia presenti sulla duna erano due, il primo, ubicato a nord, di 150x20 metri e il secondo, posto più a sud, di 30x20 metri, entrambi andati distrutti. Le campagne di scavo archeologico condotte sulla duna nel luglio del 1976 e nel giugno del 1977, portarono alla scoperta di un insediamento in capanna: l'abitato si presentava delimitato da buche da palo, con doppia pavimentazione interna in cocciopesto (Potsherd pavement), che preservava l'ambiente dall'umidità; furono inoltre individuate tracce di due focolari. L'insediamento, datato alla media età del Bronzo (circa 3600 anni fa), presentava analogie costruttive e cronologiche con altri insediamenti pugliesi e greci.

 

 

 

Tratto da:

L. Di Domencantonio - R. Muraccia - D. Ria - P. Schiavano,

Guida Archeologica di Ugento, Scirocco Editore, Ugento, 2007

 

Bibliografie consigliate:

1) A. Palma Di Cesnola, Il Paleolitico Superiore in Italia, Firenze, 1993;

2) E. Ingravallo, Lontano nel tempo, Alezio, 1999;

3) M.C. Martinelli - U. Spigo (a cura di), F.G. Lo Porto, Tombe a grotticella e a camera dolmenica del Salento,

in Studi di Preistoria e Protostoria in onore di Luigi Barnabò Brea, Messina, 2001;

4) F.G. Lo Porto, Sepolcreto tardo-appenninico con ceramica micenea a S. Sabina presso Brindisi,

in Bollettino D'Arte, 1963;

5) S. Bianco, Il villaggio dell'età del bronzo in contrada "Le Pazze" presso Torre San Giovanni di Ugento (Lecce), in Studi Antichi n.2, Galatina, 1980;