Roca

Roca

Fig. 1) Roca - fotografia aerea verticale

(Piccarreta - Ceraudo, 2000, p. 160, n. 231)

          Roca (Fig. 1), facente parte del comune di Melendugno (LE), è situata in un tratto di costa adriatica alta e rocciosa a circa 10 km a nord di Otranto, esplorata, per la prima volta nel 1928. Il suo agglomerato urbano si sviluppa su un’area di circa 26 ettari, una sorta di penisola, la cui scarpata si presenta ad un’altezza media di circa 10 m dal livello del mare. Gli scavi archeologici svolti in questa zona sono stati condotti dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce, diretti dal prof. Cosimo Pagliara, che da più di 20 anni sta riportando alla luce l’abitato. I dati già raccolti indicano che il luogo è stato abitato dall’età del Bronzo e che la sua fondazione viene ricollocata nello stesso periodo della ricostruzione della città di Manfredi, ma è una città quasi del tutto sconosciuta. Tale città ebbe vita alquanto complessa, visto che le sue vicende si alternarono tra periodi di grande sviluppo sino a due complete distruzioni: una nel periodo protostorico ed una alla fine del ‘500.

Fig. 2) Roca - mura in opera quadrata

          Sul luogo, erano in vista, oltre ad abbondante materiale archeologico mobile, resti di una cinta in opera quadrata di blocchi di calcare posti alternativamente di testa e di taglio (Fig. 2), che, con uno sviluppo di circa 1300 metri e spingendosi per più di mezzo chilometro verso l’entroterra, racchiudeva un’area di circa 30 ettari di superficie, coprendo un tratto di costa con la piccola penisola, e la grotta della “Poesia”, in cui numerose iscrizioni (messapiche e latine) documentano l’esistenza di un antico culto probabilmente legato a divinità marine. All’esterno di questa cinta, nelle vecchie foto aeree si scorgeva nitidamente il tracciato di un doppio fossato, di cui qualcosa è riscontrabile anche sul terreno. Allo scopo di creare una base cartografica finalizzata, si è realizzata la restituzione fotogrammetrica dell’area archeologica racchiusa entro le mura e dei suoi dintorni.

Fig. 3) Roca - restituzione aerofotogrammetrica finalizzata

(Piccarreta - Ceraudo, 2000, Tav. IV)

(Fig. 3) Il rilevamento topografico, ha evidenziato l’aggere di sbarramento della penisola la cui natura di opera antropica, già emersa nella fase di fotointerpretazione e ritenuta in rapporto con la fortificazione medievale è stata confermata dagli scavi del prof. Pagliara.

 

Secondo la tradizione Roca fu fondata agli inizi del XIII secolo da Gualtieri VI di Brienne, conte di Lecce e duca d’Atene, consanguineo degli Angioini, imparentato con il re d’Armenia, marito di Giovanna, figlio del principe di Taranto. Ad alcuni modelli dell’area toscana sembra interessante comparare la stessa Roca, cui Gualtieri potrebbe essersi rivolto nella edificazione della sua città, anche se non è del tutto improbabile che essa fosse stata fondata già in epoca angioina dai suoi predecessori e che egli stesso, nella sua breve ma intensa reggenza fiorentina, non ne abbia esportato il modello ed i progettisti.

Fig. 4) Roca -veduta generale delle mura aragonesi e della torre cinquecentesca

(autore: P. Güll)

 

            La zona messa in luce si presenta proprio come una città di fondazione a carattere militare (Fig. 4), con maglia ortogonale a moduli regolari di circa m 22x22: il disegno si ricostruisce all’interno di una ricostruibile forma circolare-ovoidale, sistemata in un impianto quadrangolare, nella quale l’elemento caratterizzante è dato da un grande terrapieno, che invece risulta essere il monumentale aggere naturale, ad andamento semicircolare, su cui si inserì la fortificazione medievale, parzialmente ridisegnata dopo l’assalto di Otranto del 1480. Nel centro del borgo si evidenzia un piccolo slargo assai ridimensionato rispetto alle piazze delle bastides, in quanto di piccole dimensioni e senza portici: ai lati del modulo chiesa-slargo sono collocati due pozzi, successivamente inglobati a ridosso di una delle due nuove cappelle della chiesa e all’interno di nuove abitazioni.

Fig. 5) Roca - Gruppo di archeologi a lavoro sullo scavo

(autore: P. Güll)

La chiesa mononave presenta due ulteriori cappelle aggiunte successivamente: a ridosso della chiesa è un altro pozzo, incamerato nei pressi di uno dei lati delle cappelle e vicino ad una cisterna. Uno slargo antistante la chiesa evidenzia l’antico spazio di mercato, forse unico spazio porticato dell’intero insediamento. (Fig. 5)

            Le strade principali, ricoperte da un battuto di piccole pietre e calcarenite sbriciolata (“tufina”) sono rettilinee e regolari, disposte su un tracciato regolare che si sviluppa da N-NO a S-SE: esse si intersecano con andamento ortogonale e centrale in direzione O-SO e E-SE e con un’ampiezza media variabile da m 3.00-3.50. le strade trasversali hanno una pendenza abbastanza rilevante che dalla parte a ridosso della spalla interna dell’aggere (quella verso la città) declina verso il mare: in particolar modo, quella centrale sembra avere la duplice funzione di colmo delle pendenze su cui confluivano le notevoli piogge che nelle stagioni invernali si abbattevano in quell’area.

 

Fig. 6) Roca -particolare di scavo delle unità abitative

(autore: P. Güll)

La massicciata stradale non presenta segni di usura per il passaggio di carri, se non nelle parti esterne delle strade a ridosso delle mura: lungo le strade al livello del calpestio si aprono le bocche di pozzetti-silos, chiuse da coperchi realizzati con lastre di calcare locale che sporgono sul piano stradale.

            Gli isolati hanno forma regolare di rettangolo allungato con il lato corto di m 22: si formano compositivamente su una forma modulare di lotti standard di m 11x11, compreso il muro che ha uno spessore di cm 80.  Tali lotti all’interno si distribuivano in unità abitative differenti tra loro, ma con caratteristiche comuni, quali l’accesso dalla strada principale, spesso la presenza di un camino, un silos lungo il muro perimetrale ma esterno all’abitazione, vani adibiti a latrina. (Fig. 6)

            Nel centro del borgo, a sud dell’incrocio, a sud dell’incrocio verso la Chiesa, si riscontra un caseggiato assai particolare: esso prevede un accesso dalla strada principale con cortile che attraverso una porta dava in un grande camerone. Nel sottosuolo sono stati rilevati dei piccoli invasi chiusi, spesso collegati al di sotto dei muri di recinzione con altre unità adiacenti. Non sono stati trovati reperti di nessun genere, se non resti di ceramica di poco conto: è stato ipotizzato si trattasse di una sorte di armeria o arsenale di servizio per guarnigione cui era annessa anche una latrina. Sui lati esterni, infatti, la città era difesa da un percorso murato di notevole spessore, che si poggiava sull’alta falesia a picco sul mare: la difficoltà poi di approdi di galee e di imbarcazioni di grosso carico ne aumentavano la difendibilità. (Fig. 7)

     

Fig. 7) Roca - Mura esterne di difesa della zona fortificata

(autore: P. Güll)

Interessanti i riscontri con il rinvenimento delle monete venute alla luce nelle campagne di scavi e analizzate dalla prof.ssa Rita Auriemma, che evidenziano molti particolari inediti: di notevole quantità sono i “tornesi” venuti in luce fin’ora. Tra questi i più interessanti appaiono proprio quelli legati ai tornesi di derivazione greca, “battuti nella zecca di Tebe in nome di Guglielmo I De La Roche o Guido II (1280-1287, 1287-1308)”, entrambi consanguinei dei Brienne (Ugo di Brienne, conte di Lecce, era il nonno di Gualtieri che aveva sposato Isabella De La Roche, duca di Atene). Da ricerche effettuate si rimanda ad un tipo di valuta ampiamente diffusa ad Atene alla fine del XIII secolo. Da questo si deduce che l’importanza dell’area di Roca, caratterizzata da numerose insenature, che rendevano particolarmente agevole l’attracco di imbarcazioni, era cresciuta considerevolmente in funzione della sua posizione geografica, delle caratteristiche geomorfologiche e degli interessi economici ad essa connessa.

            Sebbene fino alla presunta fondazione dell’insediamento fortificato (giacché nulla vieta, in virtù delle datazioni ristabilite dai rinvenimenti monetali, di predatarne la fondazione alla metà del XIII secolo) il ruolo di Roca non sia mai stato rilevante, le monete greche e ravennati rappresentano una fondamentale testimonianza delle relazioni commerciali che si sviluppavano nel canale di Otranto.

           

Fig. 8) Roca -resti del castello aragonese

(autore: P. Güll)

Le truppe aragonesi che dal settembre del 1480 ivi si stabilirono per contrastare eventuali avanzate verso il nord, prima dell’arrivo di Alfonso ne avevano già rovinato l’abitato, distruggendo parti di città. Il sito, infatti, per la sua collocazione geografica e per il suo andamento altimetrico era evidentemente tra quelli più sicuri per contrastare l’avanzata delle armate Turche: ne è riprova la scelta di Alfonso duca di Calabria, tra gli anni 1480-81, di farne, in attesa dell’assedio per la liberazione di Otranto, il proprio quartier generale come dimostrano le numerose lettere inviate sia al padre Ferrante che al proprio segretario Albino. (Fig. 8)

            Le modifiche e le alterazioni del piano originario si devono, dunque, alla fine del XV secolo con la costruzione della difesa a monte dovuta probabilmente alla matrice degli interventi voluti da Alfonso duca di Calabria durante e dopo la presa di Otranto. In primis, il castello, quasi sicuramente triangolare, che alla data del 4 ottobre 1480 risulta denominato come «lo castello de Rocha, lo quale tutto è stato abrusato da li Turchi»: molto simile al modello della rocca di Ostia e coevo di altre fortezze triangolari pugliesi e meridionali come Carovigno, è probabile che sul luogo fosse già presente un fortilizio preesistente su cui si innestò una ristrutturazione di differente formazione, che inglobò le vecchie strutture per darne la collocazione «a forma triangolare» che attualmente si riscontra dai rilievi.

Fig. 9) Roca - Torre cinquecentesca

(autore: P. Güll)

          Ulteriore opere del periodo in questione furono l’escavazione dei due fossati, la costruzione di nuove torri casamattate, l’ampliamento di residenze abitative a ridosso della chiesa. Si intravedono anche dei camminamenti interrati a ridosso della base della fondazione del castello. (Fig. 9)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da:

D.G. De Pascalis,

Una città di fondazione tra XIII e XIV secolo: il caso di Roca in Terra d’Otranto,

in A. Casamento e E. Guidoni (a cura di),

Le città medievali dell’Italia meridionale e insulare,

Atti del convegno Palermo – Palazzo Chiaromonte (Steri)

28-29 Novembre 2002

Edizione Kappa

 

F. Piccarreta – G. Ceraudo,

Manuale di aerofotogrammetria archeologica – metodologia, tecniche e applicazioni

EdiPuglia, Bari, 2000

 

F. Piccarreta,

Rocavecchia,

in V. Cazzato – M. Guaitoli (a cura di)

Lo sguardo di Icaro

Congedo Editore, Galatina, 2005