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Muro Leccese messapica |
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Muro Leccese si sovrappone, in parte, a una città messapica, di cui non conosciamo il nome.(Fig. 1) Le testimonianze archeologiche più antiche (VIII-VII secolo a.C.) appartengono ad una comunità indigena (japigia), organizzata in nuclei sparse di capanne. Nel IV secolo a.C. l’abitato si trasforma in un centro a carattere urbano, con case regolarmente allineate lungo le strade. Una cinta muraria a blocchi squadrati, lunga 4 km., racchiude un’area di poco superiore a 100 ettari. Accanto a Oria, Rudiae e Ugento, Muro è ora una delle città “maggiori” della Messapia, e certamente la più grande nel comprensorio occupato da Vaste, Castro e Otranto, da cui dista pochi chilometri. Nel III secolo a.C. l’abitato si riduce drasticamente, forse a seguito degli scontri con Roma e della nuova organizzazione territoriale creata dai Romani nel Salento.
Le Mura Messapiche di Muro Lecce sono rimaste in vista per 2400 anni: dal momento della loro costruzione, nel IV secolo a.C., fino ad oggi. Nel 1558 Antonio De Ferrariis le cita, per la prima volta, nel Liber de situ Iapigiae, e tre secoli più tardi lo studioso murese Luigi Maggiulli ne ripropone alcune immagini (Fig. 2), descrivendo anche una porta presente sul lato nord (Monografia di Muro Leccese, 1871). Pochi anni dopo (Bozzetti di Viaggio, 1882) Cosimo De Giorgi riconosce i diversi tipi di pietra utilizzati per le mura e individua le cave di estrazione dei blocchi a nord e a sud dell’abitato, nelle contrade Brongo, Madonna di Miggiano e Poggiardo.(Fig. 3)
Nella prima metà del 1900 le mura messapiche sono ancora conservate in elevato per il loro intero percorso, come è documentato in un rilievo di Pasquale Maggiulli (Muro Leccese e le sue muraglie, 1937). Successivamente l’espansione edilizia moderna ne “cancellerà” tutto il lato occidentale. Le indagini archeologiche recenti (1980-1988-1992-2000) sono state concentrate nella parte nord-orientale delle mura (località Sitrie), uno dei pochi tratti monumentali oggi visibili, riportando alla luce la porta descritta da Luigi Maggiulli (porta Nord).
Le mura messapiche di Muro Leccese sono visibili per una lunghezza di quasi 1 km. nelle campagne ad est del centro moderno. Esse sono oggi conservate per un’altezza di 3-5 filari, corrispondenti a 2-3 metri. Il corso del tempo e il riutilizzo dei grandi blocchi squadrati in edifici medievali hanno ridotto sensibilmente l’altezza originale che, come a Egnazia, doveva essere di 7 metri circa. I tratti più consistenti sono a nord (Sitrie - Fig. 4) e a sud (Palombara - Fig. 5) e spesso sono ricoperti da muretto a secco moderni, costruiti dai contadini con le pietre rimosse dai propri campi dopo le arature.
Nel 1999 l’Amministrazione Comunale di Muro Leccese ha stipulato un Protocollo d’Intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Lecce per una ripresa delle indagini archeologiche a Muro Leccese. Nell’estate del 2000 un gruppo di studenti e laureati della Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Liliana Giardino, ha condotto un intervento di pulizia e di scavo su un tratto delle mura espropriate. Una semplice rimozione del terreno accumulatosi nel corso degli anni ha rimesso in evidenza la monumentalità architettonica della cinta muraria di età messapica.(Fig. 6) Spessa 3 metri è costruita con blocchi squadrati disposti su filari orizzontali. Le fondazioni sono profonde due filari.(Fig. 7)
Lungo il lato esterno, è stato trovato in più tratti, un battuto di tufina molto consistente realizzato con i detriti di lavorazione dei blocchi, fortemente pressati. L’intervento di scavo ha confermato che le mura messapiche di Muro Leccese sono state costruite nel IV secolo a.C., ma ha anche individuato alcuni momenti della loro storia posteriore, come la riduzione dei grandi blocchi a pietre squadrate di dimensioni più piccole, utilizzati nella costruzione di edifici medievali e postmedievali.
Tratto da: Muro Leccese – 1. Le Mura Messapiche Coordinamento scientifico: L. Giardino, Cattedra di Urbanistica del Mondo classico, Università di Lecce Testi: T. O. Calvarusso Maglie, 2002 Muro Leccese messapica
Fino a pochi decenni fa, il piccolo complesso di materiali conservati nel museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce rappresentava l’unica, modesta testimonianza del passato di Muro Leccese: vasi ad impasto appartenteneti alle capanne del villaggio japigio (VIII-VII secolo a.C.); ceramiche e documenti scritti della città messapica (IV secolo a.C.); un consistente numero di “proiettili” in piombo a forma di ghiande, rinvenute a ridosso delle mura e significativa testimonianza di un’accanita battaglia e di una probabile distruzione violenta della città.(Fig. 8)
La città messapica di Muro non è stata oggetto di un’esplorazione archeologica lunga e sistematica, ma per molti decenni ha subito una rinnovata “distruzione” ad opera dei continui cantieri edili. L’acquisizione di alcune aree interessate dalla presenza di resti archeologici da parte dell’Amministrazione Comunale di Muro Leccese e la definizione nel 1999 di un Protocollo d’Intesa tra il Comune, la Soprintendenza e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce, hanno rappresentato le premesse per una nuova progettazione dell’esplorazione archeologica e della valorizzazione di alcuni settori della città messapica.(Fig. 9) Oltre lo scavo sulle mura, condotto nel 2000 in località Sitrie, dal 2001 è stata avviata l’esplorazione di una strada e di un quartiere abitativo di età messapica (IV secolo a.C.), ubicati nella parte centro-orientale della città antica e ai margini orientali dell’abitato moderno, in località Cunella.(Fig. 10)
Documenti relativi all’abitato più antico (VIII-VII secolo a.C.) sono stati rinvenuti in più punti dell’area urbana antica, e particolarmente nel settore orientale (Palombara, Cunella). Il quadro che ne emerge è quello di un abitato-villaggio composto da gruppi di capanne separati e distanziati, che occupano i punti più elevati del territorio. Le capanne, di forma circolare o ovale, sono costruite con materiali “poveri”: pareti con la base in pietra e l’elevato in argilla e legno, tetto in paglia e argilla.
I vasi necessari alla vita quotidiana sono realizzati prevalentemente con un’argilla poco depurata (impasto - Fig. 11), più raramente con argille raffinate, lavorate al tornio lento e decorate con motivi geometrici dipinti (ceramica japigia). I defunti venivano sepolti all’esterno del villaggio, con la sola eccezione dei bambini, deposti all’interno di vasi accanto a capanne. Il ritrovamento di ceramiche greche d’importazione del Medio e Tardo geometrico ha poi documentato, per la prima volta, che il villaggio japigio di Muro Leccese è tra i centri salentini interessati da precoci e intensi rapporti con il mondo greco attraverso il vicino porto di Otranto.
Più numerosi, ma ancora poco consistenti, sono i documenti materiali relativi al VI e V secolo a.C., che comunque testimoniano la continuità di vita dell’abitato. L’attuale mancanza di resti di abitazioni o di altri edifici di età arcaica (VI secolo a.C.) non permette però di definire i modi e i tempi secondo i quali il villaggio a capanne si trasforma in un centro di tipo urbano, secondo un fenomeno che sembra interessare tutto il mondo messapico, e che ha nel centro di Cavallino il suo esempio più antico e meglio conosciuto.
La fase maggiormente documentata per la città messapica di Muro corrisponde al IV secolo a.C. L’abitato viene ora racchiuso entro la cinta muraria realizzata con blocchi parallelepipedi di calcarenite di grandi dimensioni. Un’ulteriore conferma dell’inserimento di Muro fra le città più importanti della Messapia di IV secolo a.C. e del suo notevole slancio economico e costruttivo viene dal quartiere abitativo in corso di scavo in località Cunella. Edifici a pianta rettangolare, composti da ambienti aperti su un grande cortile, si allineano con regolarità su una strada dal tracciato rettilineo.(Fig. 12) Quest’ultima rappresenta il tratto urbano di una via a lungo percorso che, molto probabilmente, collegava la costa ionica e il centro messapico di Alezio con la costa adriatica e il porto di Otranto.
Ceramiche destinate alla cottura dei cibi,(Fig. 13) ai pasti a tavola (Fig. 14) o a pratiche religiose domestiche; matrici per la realizzazione di piccole appliques fittili a testa di Gorgone; spille in bronzo per gli abiti;(Fig. 15) monete, utensili in metallo e elementi architettonici in pietra sono i testimoni diretti e i narratori della vita quotidiana di quella comunità antica che abitava nelle case riportate alla luce a Cunella.
La vita nel quartiere di Cunella cessa improvvisamente e violentemente nel III secolo a.C. Dopo questo evento traumatico, soltanto la strada continua ad essere utilizzata fino al II – I secolo a.C. e le pavimentazioni realizzate o risistemate in questo periodo poggiano sui muri crollati delle case messapiche.
Tratto da: Muro Leccese – la città messapica senza nome Liliana Giardino (a cura di) Gioffreda Editore – Maglie, 2002
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