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Muro Leccese medievale |
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Scavi al Palazzo del Principe
Di recente nel Salento meridionale è maturato un interesse sempre maggiore nei confronti delle emergenze monumentali d’età basso e postmedievale, interesse non solo rivolto alle chiese ma anche a castelli e palazzi baronali, sotto la spinta dei restauri di alcune di queste strutture, allo scopo di ripristinare la funzionalità quali sedi d’uffici amministrativi o spazi deputati ad attività culturali.
Per quanto riguarda Muro Leccese, all’inizio del 1999, contemporaneamente ai lavori di restauro e recupero funzionale di alcuni corpi di fabbrica del Palazzo del Principe (XVI secolo d. C - Fig. 1.), sono state avviate delle indagini archeologiche svoltesi sotto la direzione scientifica del professor Paul Arthur, docente di Archeologia Medievale presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce. Oltre che per la cinta muraria di età messapica di cui sopra, questo paese si distingue anche per un’altra importante evidenza, cioè la chiesa d’impianto bizantino di San Nicola, meglio nota come Santa Marina, al momento testimonianza monumentale assolutamente isolata della Muro medievale. (Fig. 2)
Secondo la tradizione, la terra di Muro fu distrutta dai Saraceni forse nel 924, col favore di Romano I, e due secoli più tardi subì l’attacco dei Normanni guidati da Guglielmo il Malo, azione tanto dura da provocare l’abbandono temporaneo assieme ad altri centri vicini. Tale dovette restare fino alle soglie dell’età angioina quando gli abitanti, dispersi nei vicini casali, “si ricoverarono nuovamente nelle patrie mura”, ricostruendo l’antica città. Si sa, ancora, che il feudo nel 1250 andò a Ludovico De’ Monti, marchese di Corigliano; nel 1380, poi, il Regio Fisco aggregò al Principato di Taranto la terra di Muro che venne in seguito donata a Raimondello Orsini Del Balzo; da questi passò al figlio Giovanni Antonio che nel 1438 la concesse, elevata a principato, ad un suo congiunto, Florimonte Protonobilissimo, d’origine tarantina, il cui ramo si estinguerà solo alla fine del XVIII secolo. (Fig. 3)
Le indagini archeologiche si sono svolte principalmente all’interno del fronte sud del fabbricato, anche se un primo intervento ha riguardato il lato nord del palazzo, nell’area di un piccolo cortile che si apre tra due avancorpi recenti. Tali scavi sono stati ripresi nel 2002. Qui gli scavi hanno consentito la messa in luce, per un breve tratto, di un fossato profondo più di quattro metri rispetto all’attuale piano di calpestio, che costeggia un angolo del palazzo i cui muri si sono rivelati leggermente scarpati e dotati di una modanatura a toro marcapiano. (Fig. 4)
Nell’area dell’ampio cortile sud, come si è detto, si è concentrato il secondo intervento di scavo, motivato soprattutto dalla presenza di un tratto di muratura con toro a ridosso del quale si snoda un doppio allineamento di silos che prosegue, per un tratto, anche nel vicolo che attualmente costeggia il lato occidentale del palazzo. Queste strutture per la conservazione di derrate alimentari sono interamente scavate nel banco di calcare naturale e presentano tutte un’imboccatura, sistemata più o meno rozzamente, con grandi blocchi squadrati di riutilizzo. (Fig. 5) La copertura consiste in un blocco di calcare sbozzato di forma circolare che doveva essere, di volta in volta, fermato sull’imboccatura con l’utilizzo di malte povere di cui, in molti casi, resta traccia. Attraverso l’esame dei profili interni dei silos, generalmente a botte e con pareti intonacate, si sono rivelate due tipologie con probabili destinazioni d’uso differenti: un tipo, utilizzato per conservazione delle granaglie, presenta il fondo semplicemente appiattito (dello stesso diametro della bocca, cioè circa mezzo metro); l’altro ha invece sul fondo una fossetta cilindrica di decantazione (profonda poco più di trenta centimetri), ben adatta ad alimenti liquidi quali l’olio.
Il doppio allineamento di silos è attraversato da una canaletta mediana, poco profonda, scavata nel banco di roccia che convoglia le acque direttamente all’interno di un altro tratto di fossato, qui messo in luce, attualmente all’interno di un vano voltato a botte. La restante zona del cortile sud è risultata, in generale, fortemente disturbata da una serie d’interventi di risistemazione relativi agli inizi degli anni novanta, non ultimo l’alloggiamento di una grande cisterna per il metano che ha causato la distruzione di un tratto di muro torato e di un setto ad esso parallelo.
Gli spessi strati d’accumulo rilevati sotto il pavimento in basoli dell’entrata del cortile hanno, ad esempio, restituito abbondante materiale ceramico databile al XVI/XVII secolo, periodo in cui l’area è stata sottoposta ad una delle numerose trasformazioni. Al di sotto di questi accumuli sono stati individuati livelli più antichi d’abbandono dell’ambiente, contenenti ceramica graffita di XVI secolo. Questo contesto ha inoltre restituito una serie di oggetti di uso quotidiano quali un ditale in ottone e degli spilli in bronzo. Addossata nell’angolo tra i muri est e nord di chiusura del vano, è stata rilevata una piccola struttura composta da un filare di conci di calcare disposti a “U”, interpretabile come camino. (Fig. 4 - US 134) Tra gli oggetti recuperati durante gli scavi del fossato e degli ambienti del castello, destinati a trovare posto nel Museo di Borgo Terra di Muro Leccese, si annoverano anche vari utensili d’uso domestico databili dalla fine del XV al XVIII secolo, ed inoltre vasi in ceramica prodotti del miglio artigianato salentino: piatti decorati con gli stemmi araldici delle due casate succedutesi al principato di Muro, i Protonobilissimo e i Pignatelli, o raffinate brocche graffite con decori animalistici,(Fig.7) bacini invetriati ed anforette dipinte prodotte dai vasai di Cutrofiano, Ugento e Lecce. Numerosi anche i reperti numismatici tra cui alcuni quattrini della zecca di Venezia, segno della presenza dei mercanti della Serenissima di Muro nel Rinascimento. Il Palazzo rinascimentale
L’attuale fisionomia del Palazzo del Principe è il risultato di una evoluzione edilizia avvenuta in 3 periodi. Il 1° periodo è relativo all’impianto fortificato del XV secolo, documentato dagli scavi archeologici condotti nei cortili nord e sud del palazzo, che hanno evidenziato parte dell’antico muro di fortificazione di età medievale nell’angolo sud-orientale del Borgo e del relativo fossato difensivo. Il 2° periodo, prima metà del XVI/primo quarto del XVII secolo, si identifica nella ricostruzione del recinto fortificato a pianta rettangolare, avvenuta nella prima metà del XVI sec. per opera del principe Giovanbattista Protonobilissimo.(Fig. 8) Questa struttura, posta a rinforzo dell’angolo sud-est del Borgo, è identificabile grazie ad alcune tracce del muro di fortificazione con toro marcapiano rinvenute sia nel cortile sud sia nel vano ascensore del piano terra.
Successivamente, a questo nuovo impianto fortificato furono aggiunti un torrione poligonale nell’angolo sud-est ed una serie di nuovi ambienti a nord e sud. Il 3° periodo, metà XVII/fine XVIII secolo, è relativo alla smilitarizzazione del borgo, che perde la sua vocazione di centro fortificato: il palazzo viene trasformato in residenza signorile con l’ampliamento e l’aggiunta, ad ovest, della stalla e di nuovi ambienti a est del recinto fortificato di XV secolo, ormai inglobato nel palazzo. Ulteriori interventi di trasformazione, tra cui il rifacimento dell’attuale facciata avvenuto a partire dal 1797 per volere dei nuovi proprietari del palazzo, i principi Pignatelli,(Fig. 9) continuarono fino al XX secolo, quando il palazzo fu adibito a industria manifatturiera. Il Borgo
La pianificazione della terra di Muro, tuttora intuibile nella forma del centro storico, data al XV secolo. All’interno del fossato e della cinta muraria, alta probabilmente circa 8 metri, si sviluppano le strade ortogonali che dividevano i quartieri in insulae rettangolari. A loro volta, le insulae furono suddivise in unità abitative o placae per accogliere le famiglie contadine trasferitesi dai vicini casali abbandonati. Nel centro della terra ci sarà stata la chiesa ed una piazzetta che ospitava il mercato e i primi negozi fissi, in contrapposizione alle forme di mercanzia itineranti tipiche del Medioevo. Il vantaggio di questa nuova forma di villaggio “chiuso”, voluta dal feudatario, era dato dal maggior controllo che poteva esercitare sulla forza lavoro, sulla produzione e sulla difendibilità dell’insediamento, rispetto ai precedenti villaggi “aperti”. In questo periodo Muro, come altri paesi salentini, si dota anche di un trappeto sotterraneo, testimonianza di un incremento nell’ovicoltura.
Tratto da: P. Tagliente, Scavi archeologici al Palazzo del Principe di Muro Leccese (Lecce), in S. Patitucci Uggeri (a cura di), Scavi Medievali in Italia (1996-1999), Herder Editore, Roma, 2001
P. Arthur, M. Limoncelli, P. Tagliente, Muro Leccese – Archeologia di un Borgo Medievale, Gioffreda Editore, Maglie, 2002
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