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Lecce
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Lecce messapica (IV-II secolo a. C.)
Nel comprensorio leccese sono presenti, a pochi chilometri l’una dall’altra, tre città messapiche: Cavallino, Rudiae e Lecce (Fig. 1). Tutte hanno avuto un lungo periodo di frequentazione, ma ciascuna di esse ha rappresentato il centro di riferimento più importante del territorio solo in determinati periodi: Cavallino tra l’VIII e il VI sec., Rudiae tra il V e il III sec. a. C., Lecce dal III secolo a. C. in poi. Piccoli nuclei di capanne di VIII – VII secolo a. C., individuati in punti diversi del “centro storico” rappresentano la prima forma di popolamento dell’area.
Nella seconda metà del IV secolo a. C. Lecce assume la forma di un centro urbano del tutto simile a quella delle altre città coeve del Salento (Messapia per i Greci) (Fig. 2). L’abitato viene racchiuso entro una potente cinta muraria, lunga 3 km. e spessa 5 metri, che ne definisce fisicamente l’estensione (50 ettari). All’interno di questo circuito si sviluppa un paesaggio urbano costituito da un tessuto abitativo discontinuo, percorso da tracciati stradali non rettilinei e alternato a spazi agricoli, luoghi di culto e aree funerarie. Le necropoli si estendono all’esterno delle mura, ma anche in settori distinti e separati dell’area urbana, alternandosi ai nuclei di abitazioni. Le tombe sono scavate nel banco di roccia e sono utilizzate nel corso del tempo per più deposizioni. Esse si connotano spesso come “tombe di famiglia”, di cui riportano il nome, inciso o dipinto, all’interno. Alcuni complessi monumentali, collocati all’interno della città testimoniano la presenza di una élite aristocratica, di cui la tomba a camera sotto il Palazzo Palmieri è certamente l’espressione più prestigiosa.
Nel II secolo a. C. si colgono i primi segni di un mutamento economico e culturale, verosimilmente dovuto a un intensificarsi dei rapporti con i centri già romanizzati della Puglia (Canosa, Brindisi). L’introduzione della lingua latina nell’onomastica locale ne è la testimonianza più eloquente. Tra la fine del II e gli inizi del I a. C., tutte le aree funerarie poste all’interno delle mura vengono abbandonate. Questo fenomeno, indizio evidente di un importante mutamento istituzionale, rappresenta l’inizio di un lungo e graduale processo di trasformazione urbanistica, che si concluderà con la formazione di una nuova città (Lupiae), chiaramente ispirata al modello romano. (Fig. 3)
Lecce romana (Lupiae) (I a.C. – VI d.C.)
Il passaggio dalla città messapica a quella romana non è segnato da un evento distruttivo (bellico o naturale), ma avviene gradualmente, nel corso del I secolo a.C. Il nuovo impianto non nasce quindi da una progettazione priva di condizionamenti (come nelle città di fondazione), bensì dalla necessità di inserire alcune aree funzionali in un tessuto urbano già esistente.
Il primo mutamento urbanistico avviene al termine della guerra sociale (89 a. C.), in stretto rapporto con l’acquisizione dello statuto municipale da parte di Lecce. Le necropoli poste all’interno del circuito murario messapico vengono abbandonate; soltanto quelle esterne continuano ad essere utilizzate (via Vaste/via Valesio, via Porcigliano/via Casanello). La cesura con la fase precedente è evidenziata dall’introduzione di un nuovo rito funerario: l’incinerazione. Agli dell’età augustea risalgono sia le prime citazioni di Lecce da parte degli scrittori latini con il nome di Λουπιαι – Lupiae, sia la narrazione dell’arrivo di Ottaviano nella città (44 a.C.). Negli stessi decenni avviene la grande trasformazione urbanistica. Il Teatro, l’Anfiteatro e, forse, l’area forense vengono inseriti, in stretta sequenza topografica e cronologica, all’interno di uno stesso settore della città.
Massimo monumento di Lupiae, e anche massimo edificio teatrale conservato in Puglia, è l’Anfiteatro (Fig. 4), una fabbrica di m. 102 x 83 significativamente collocata in posizione di cerniera tra l’abitato e il territorio, nella direzione del porto di S. Cataldo. L’opera è in parte scavata nel banco di roccia sia per meglio utilizzare il sito ai fini di una razionale distribuzione degli accessi e delle uscite, sia per reimpiegare nella costruzione le pietre cavate. Un’espressiva testimonianza delle venationes è data dalle decine di rilievi espressionistici e popolareschi, rinvenuti negli scavi, che decoravano in origine il podium con la rappresentazione di cacciatori, gladiatori, bestiari e animali di varia natura: cani, lepri, tori, cervi, lupi, cinghiali, pantere, leoni, orsi, e perfino un elefante e un rinoceronte. Orientato topograficamente verso la Grecia, l’Anfiteatro è un’opera in cui si fondono apporti romani, tradizioni artistiche autonome e influenze del mondo greco.
Destinato allo strato più colto della cittadinanza era il Teatro (o Odeon?) (Fig. 5) nel quale possiamo immaginare rappresentazioni di testi drammatici grecizzanti. Scoperto casualmente nel 1929 e scavato in due riprese (1929, 1938), il Teatro, risalente anch’esso all’età degli Antonini, aveva un diametro esterno di 40 metri, un’orchestra semicircolare di tipo romano, e una scena ampia 30 metri; analogamente all’Anfiteatro, era in parte scavato nella roccia ma interamente rivestito di lastre di pietra. Non sappiamo se arrivasse a contenere i 5000 spettatori ipotizzati dagli archeologi. La scaenae frons doveva essere decorata da nicchie con statue riproducenti prototipi di età classica o ellenistica: sono stati rinvenuti frammenti di un Ares, di un’Artemide, di un’Amazzone, di un’Athena, di uno Zeus, oltre a un clipeo con l’immagine di Roma.
Nuove necropoli nascono all’esterno delle mura (via di Pozzuolo, via XXV Luglio). I due edifici da spettacolo sono oggi parzialmente visibili. L’area forense non è stata ancora individuata, ma vi sono concrete possibilità che essa coincida con l’attuale piazza Duomo. Quattro capitelli ionici in marmo documentano la presenza di un grande edificio templare, posizionato tra questa piazza e il teatro romano. Pochi e incerti sono i dati sul restante tessuto di Lupiae. La cinta muraria, alcune necropoli e molto probabilmente, anche il tessuto viario interno rappresentano gli elementi di continuità con l’abitato messapico.
La maggior parte delle attestazioni architettoniche, archeologiche e epigrafiche della città romana appartengono a questo periodo. Il ruolo determinante che la politica augustea sembra aver avuto nella nascita di Lupiae spinge oggi a rivedere la cronologia della colonia, tradizionalmente attribuita a Marco Aurelio sulla base di documenti epigrafici. L’aspetto urbanistico di Lupiae sembra restare sostanzialmente immutato per tutta l’età imperiale, fino al V-VI secolo d.C. (Fig. 6)
Tratto da: Lecce Fremmenti di storia urbana - Tesori archeologici sotto la Banca d'Italia Da un'indagine archeologica condotta nel 1998 da Gian-Paolo Ciongoli (Soprintendenza Archeologica della Puglia) e da Liliana Giardino (Università di Lecce, Dipartimento di Beni Culturali), Coordinamento: M. Lombardo, Ideazione e progetto scientifico della mostra: L. Giardino, Curatori: P. Arthur - G.P. Ciongoli - L. Giardino, Elaborazione grafiche: F. Gabellone, Design: Moscara Associati Progetti d'Autore, Editore: Editrice Salentina, Galatina, Novembre 2000
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