ArcheoSalento - Rubriche

 

Il Canalone di Castro

 

         Lama Canali, Lama Masseria San Nicola, Canali, Canalone, tanti i nomi per indicare l’ampia depressione che taglia l’altopiano della costa di Castro rompendo la monotonia degli alti versanti sull’Adriatico.
         Il Canalone è uno dei tanti solchi, che originati da imponenti fenomeni geologici, tagliano trasversalmente la costa assumendo un caratteristico aspetto a canale. E’ facile osservarli lungo tutta la costa, per esempio a Badisco, all’Acquaviva, Tricase, Ciolo, ecc..
Quello di Castro è il più importante per complessità e continuità dell’insediamento umano. Dalla preistoria ai giorni nostri, infatti, il versante di levante è stato sempre frequentato in ogni fase della civiltà. Dagli abitanti della Romanelli (ben più arcaici di quelli che abitarono le grotte di Badisco), ai primi utilizzatori del bronzo, e poi i colonizzatori cretesi e greci, le popolazioni indigene dei Messapi, su questa sponda ogni età dell’uomo ha lasciato un segno.
         Lungo la sponda di levante, che offriva aspetti insediativi notevoli, si sono stabiliti Messapi, forse Tarantini, Romani, Normanni, Spagnoli e accaldati bagnanti leccesi.
Una rupe altissima, forte alla difesa, una sponda di roccia durissima, ma anche tenera da cavare, un porto per prendere confidenza col mare, ogni civiltà ha trovato un modo per restare ancorata a questa pietra.
Il canalone di Castro è lungo quasi esattamente due chilometri. Parte dal Porto Vecchio e si sviluppa in direzione nord-ovest fino ai limiti della periferia di Vignacastrisi. Almeno fino a questo punto è facile riconoscere la depressione e il solco della acque che scorrono lungo il fondo.
Il canale è percorso solo in occasione di piogge che raccolgono i drenaggi di un più ampio bacino di circa 278 ettari, di cui circa 65 costituiti dal centro abitato di Vignacastrisi. Altri 70 ettari sono costituiti dal centro urbano di Castro alta che attraversa in prossimità dell’incrocio del vecchio Ponte del Bosco. Altri dieci ettari sono costituiti dagli abitati di Castro Marina e dalle Frasciule. Calcoli prudenti svolti in queste settimane di progettazioni idrauliche, stimano un passaggio di circa 25 metri cubi di acqua al secondo all’incrocio del Bosco e a mare di almeno 31 metri cubi. Sono previsioni di pioggia che hanno probabilità di verificarsi ogni duecento anni. Una pioggia come quella dell’ ultima settimana di ottobre 2009 diciamo che ne ha prodotta la metà.
         Nel secolo scorso l’uomo ha fatto il grande balzo, saltando sull’altra sponda. Dapprima con un piccolo ponticello a servizio della palazzina Stasi, poi con un ponte in muratura, sempre nell’attuale Piazza Dante, poi la copertura completa del canale per tutta la piazza stessa. Fino agli inizi del novecento le strade di collegamento al resto del mondo partivano tutte per la direzione nord: la vecchia Appia per Otranto e probabilmente un sentiero meno importante lungo il solco del Canalone stesso. Da qui si svoltava per Marittima nel punto in cui era apposto un menhir e si svolgeva la vecchia fiera o si continuava per Vignacastrisi lungo un percorso di ambienti rupestri favoriti dalla tenera roccia.
Tutto il versante di levante, dicevamo, è stato un importante sistema rupeste. Sepolture dell’età del bronzo sono testimoniate in prossimità del Bar La Chianca a conferma di una frequentazione ben più remota delle recenti grotte dei pescatori. Le sponde di tenera roccia calcarenitica (carparine) della Grotta del Conte o della Via Di Mezzo furono le cave per l’estrazione dei conci ciclopici con cui si cintò la fortezza della città alta in epoca messapica. Si racconta che i romani strutturarono il primo porto. Virgilio, probabilmente lo conobbe, gli piacque e ne fece la location dello sbarco di Enea.
Da Blog PP – Territorio
         Il versante di cui parliamo è imponente. Mentre lungo la linea di scolo scende in due chilometri da 85 metri sul livello del mare a zero, il versante di levante in quegli stessi metri, verso mare, addirittura risale fino a oltre 100 metri.
Su questo prospetto naturale si è aggrappato l’uomo diviso tra l’amore per la terra e quello per il mare.
Alcuni studiosi propendono per una frequentazione di questa sponda quasi in modo continuo. Probabilmente, dopo gli insediamenti preistorici, ci furono quelli dell’alto medioevo, quando le scorrerie dei barbari consigliavano l’abbandono dei centri abitati più in vista o posti sulle strade principali battute da bande di saccheggiatori.
Oggi tutta la sponda est e buona parte di quella ovest, per tutta la parte bassa è occupata dall’abitato di Castro e di Castro Marina.
         I primi 600 metri il fondo del Canalone sono stati ricoperti da una galleria in pietra e in calcestruzzo. Altri 500 sono stati sistemati con un canale scoperto, il resto del percorso delle acque piovane nel territorio del Comune di Ortelle è ancora allo stato semi naturale.
Sponde in roccia, terrazzamenti, uliveti e un lunghissimo filare di lecci che corre sulle due sponde dell’alveo che ospita un gagliardo ruscelletto di pioggia.
Per l’uomo moderno, una passeggiata da valle a monte appare quasi un’avventura. A volte sopraggiunge lo scoramento e la voglia di abbandonare il percorso più fitto per quello più in alto. Alcuni piccoli canali (o meglio lame) si innestano a quello principale intrigando l’aspetto dei luoghi e confondendo il viaggiatore.
Vi sopravvivono ancora le volpi e i tassi. Da alcuni anni è stato vincolato a Parco Regionale.
         Impegni professionali mi hanno portato a conoscerlo e a misurarlo passo dopo passo. Non solo, ma anche a esplorare tutto l’intero bacino alla ricerca dei vecchi percorsi dell’acqua, i vecchi drenaggi, gli inghiottitoi naturali. Anche dell’antico pozzo assorbente di Capriglia di cui parlerò in nuovo post ad hoc.
 

Tratto da:

Micello.it

 

 

 

 

Google
Web www.archeosalento.it