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Esegesi della Venere di Parabita

 


Parabita - Venere
 

         I tratti delle Veneri di Parabita che richiamano l’attenzione, perché si prestano ad una interpretazione del loro ruolo, sono la posizione delle mani posate sul grembo e, nella Venere ritenuta più importante, le solcature su una parte del volto e del collo.

         La postura delle mani, conforme nelle due statuette, non trova analogie con le statuette occidentali, ma è riconoscibile in esemplari siberiani della cultura pavloniana di Kostienki I e di Avdejevo, suggerendo una medesima convenzione stilistica.

         È però la presenza nella statuetta più grande delle due solcature parallele a far sorgere interrogativi sulla simbologia insita in un elemento non consueto nella rappresentazione delle statuette paleolitiche, anche se l’omissione dei particolari del volto appare una peculiarità di molte figure umane paleolitiche e non solamente nell’arte mobiliare. L’ipotesi, proposta da Radmilli, di un mascheramento (col cappuccio) della testa terminante per questa ragione a punta, come la Venere di Savignano e la Venere di Vestonice, si prospetta come un indizio importante nella ricerca del suo contenuto. La dissimulazione del volto sembra dare l’impressione, secondo Paolo Graziosi, di una spersonalizzazione della figura. Potrebbe allora ravvisarsi la rappresentazione di un indumento o ornamento facciale a protezione simbolica della donna durante la gestazione connesso a pratiche di magia simpatica o a cerimonie di culto.

         Il contesto offre testimonianze in direzione di queste possibilità anche se gli elementi in considerazione non consentono chiari collegamenti. Infatti, la sepoltura scoperta nella grotta, pur essendo un indicatore della destinazione cultuale del sito, non permette di trarre una conclusione sicura. La probabile contemporaneità, avanzata da Paolo Graziosi e accolta da Giuliano Cremonesi, fra le due statuette e la sepoltura scoperta all’interno della grotta, non comporta automaticamente una connessione più intima, cioè una loro pertinenza alla sepoltura in qualità di “corredo funebre” o “suppellettile tombale”, o meglio di “figure votive”, sebbene una delle buche cultuali neolitiche scavata sopra la sepoltura, dalla quale si presume furono asportati dagli scheletri i crani e le braccia, forse seppelliti altrove (evidenti analogie con le sepolture della grotta di Kebara sul monte Carmelo in Israele), potrebbe indurre a prospettare anche per le statuette una analoga sorte.

         Importa qui notare che la sepoltura, come ogni sepoltura della preistoria, rivela la credenza in una attività del defunto con il quale, attraverso atti rituali, è mantenuto vivo un rapporto di comunicazione.

         Di conseguenza, ponendo come possibile una qualche implicazione delle due statuette con la sepoltura, allora potrà essere riconosciuta la loro importanza nel cerimoniale. Poiché la documentazione esistente non consente di risalire al comportamento simbolico, si deve allora far ricorso al confronto con i dati esibiti dai popoli a livello etnologico. In questa direzione si pone il parallelismo, compiuto da Hancar, fra le Veneri paleolitiche e le piccole statuette in legno (dzuli) scolpite da alcune tribù di cacciatori siberiani. Il confronto, ritenuto da J. Maringer e M. Eliade molto convincente, restituisce quelle informazioni ricercate sul ruolo assunto dalle figure. Esse rappresentano l’Antenata mitica alla quale il gruppo si rivolge per ottenere protezione nelle sue attività quotidiane. Il mascheramento di una delle Veneri i Parabita rafforza questa deduzione poiché la maschera nelle culture paleolitiche è ritenuta la rappresentazione dello spirito.

         In conclusione, le due Veneri di Parabita, anche per la loro prossimità iconografica con le Veneri paleolitiche siberiane, avvalorando con questo la tesi di E.O. James sulla provenienza del culto delle Veneri dall’est, potrebbero aver rappresentato, svolgendovi perfino un ruolo diversificato nello scenario rituale, gli idoli di un culto degli antenati.

Tratto da:

COSIMO GIANNUZZI

Esagesi delle Veneri di Parabita,

sta in «Nuovi Orientamenti Oggi»

119-121(1990), pp. 35-38.
 

 

 

 

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