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Antica Messapia |
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Introduzione di Augusto Cavalera
Catturare in poche righe l’enfasi e l’essenza di questo territorio e porgerla all’attenzione di coloro che vogliono scoprirne i caratteri salienti necessita di uno sforzo che si colloca al limite tra un’immaginazione sensibile e personale ed una realtà effettuale e descrittiva, comunque mai banale. Forse sarebbe meglio non raccontare alla stregua di una mera didascalia turistica, bensì lasciarsi trasportare dalla semiotica riflessa di una poesia, di un canto, un “cunto”; versi d’altri tempi, verso un altro tempo che, neutro, trapassa la matematica degli anni. Il Salento è dinamica immantinenza, è metafisica di planetaria pittura, rubiconda e accesa, sospesa e sublimata, paesaggio indefinito racchiuso tra un’ogiva di terra rossa ed una colata di cielo mediterrae. In questo luogo la bellezza è pura stratificazione di tempo, lembi di conoscenza che ancora si nascondono, in attesa di trovare luce. Ed è qui che quell’attesa plasma fascino ed empatia.
Dettagli di superficie
che rimandano a culture custodite nelle viscere della terra, cocci
di ceramiche antiche, come gocce di pioggia emersa e sedimentata,
che segnano i battiti di un passato diventato oramai roccia.
Archeologia come “antico discorso” che profana le leggi della
conservazione ed èleva la ricerca, rendendo la narrazione
contemporanea ed intellegibile. Il codice anagrafico ed antologico
di un territorio possiede “identità” in virtù del proprio contenuto
sotterraneo, perché anche ciò che affiora altro non è che il
sotterraneo del suo cielo.
Tratto da:
ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHE’S |
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