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Un sogno diventato realtà: l'addio a "ruspa selvaggia" |
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Sono in corso scavi archeologici a Ugento (LE), nella piazza S. Vincenzo. Il Comune ha ottenuto i finanziamenti per la ripavimentazione; non si colano gettate di cemento alla cieca per capire quanto il terreno sottostante conserva delle fasi di una storia di 3000 anni. Si conducono indagini preventive che hanno messo in luce strutture abitative del Seicento e del Settecento, poi abbattute per ricavare la più antica piazza nella seconda metà dell'Ottocento. Sotto le strutture moderne appare la città messapica: in verità in questa parte alta dell'insediamento i resti sono ridotti a qualche centimetro di stratificazione ma si intravedono i muri delle case, i crolli di tegole, un grande contenitore di derrate in terracotta comincia ad apparire e grandi blocchi sembrano sprofondare in una cavità. Forse una cisterna ed a rimuovere questi blocchi si dovrà pensare, per ritrovare il riempimento: quanto non serviva più ai Messapi di Ugento, nel III sec. a. C., ma che oggi costituisce una sequela di oggetti ed informazioni. Nel resto della piazza, sotto il monumento del giovinetto martire San Vincenzo, appaiono i bordi di grandi cisterne intonacate con una malta bianchissima a tenuta idraulica. Sono di età moderna: Cinquecento?, Seicento?, lo vedremo quando si potranno svuotare perchè gli scavi sono in corso. Il Comune sviluppa un grande progetto di riqualificazione urbana (senza virgolette) per verificare e rinnovare la rete dei sottoservizi e sempre, prima di posare i tubi, la cavità viene esplorata per verificare e registrare la presenza di testimonianze antiche. E' il metodo dell'archeologia preventiva e degli interventi in area urbana che devono essere efficaci e rapidi per non ritardare attività indispensabili alla gente. Gli scavi sono eseguiti con ineccepibile metodo stratigrafico da giovani laureati della Facoltà di Beni Culturali, salentini pieni di entusiasmo per il loro lavoro che pensano servirà a riempire di contenuti anche il Museo Archeologico in fase di ristrutturazione. I lavori si svolgono sotto verifica e controllo della Soprintendenza Archeologica della Puglia e i docenti dell'Università di Lecce, a cominciare da chi scrive, che seguono con partecipazione i progressi delle ricerche. Ci sono in atto accordi di collaborazione scientifica e anche il Cnr con l'Ibam (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali) ha prestato l'opera di un suo valente ricercatore, Giuseppe Scardozzi, che ha elaborato la Carta Archeologica informatizzata di Ugento con gli strumenti innovativi della restituzione aerofotogrammetrica e della georeferenzazione. Non un titolo per fare carriera accademica, ma uno strumento operativo di monitoraggio del territorio, fatto proprio dall'Amministrazione Comunale e accolto nel Piano Regolatore, che ha identificato le aree di interesse archeologico in cui non sarà possibile edificare: un santo vincolo di inedificabilità che tanti Comuni neppure riescono ad immaginare. Un metodo d'intervento operativo soltanto da qualche anno: prima era il regno della ruspa selvaggia in cui soltanto qualche coccetto si salvava e il miracoloso Zeus di Ugento era stato buttato via per una notte intera, scambiato per un informa pupazzo. Oggi a Ugento ci sembra di avere realizzato un sogno, come nelle più civili città d'Europa, quello di istituzioni diverse che collaborano per un fine comune e che coinvolgono e guidano i nostri giovani dei Beni Culturali. Agli amici della sezione Sud Salento di Italia Nostra (VEDI NOTIZIA PRECEDENTE) devono essere giunte delle informazioni di molto errate. Peccato perchè con questo esposto si rischia di danneggiare qualcosa che sta funzionando nell'Archeologia del Salento. Le segnalazioni e l'impegno di Italia Nostra hanno funzione fondamentalmente nel richiamare alla pubblica attenzione problemi e danni che quotidianamente affliggono Beni Culturali e paesaggio. Continuiamo perciò a collaborare, c'è tanto da fare: interi pezzi delle città messapiche sono ruspate ogni giorno, necropoli bizantine bucate per piantare ulivi, pezzi di paesaggio cancellati, nei centri storici le facciate delle antiche case sono sconciate da colori indecenti e da orrendi infissi in "alluminio anodizzato" (questo sì, tra virgolette). Cosa ne è della Specchia di Mosco nel territorio di Galatina (LE)? E di San Nicola di Casole? Riprendiamo a impegnarci insieme su questi problemi reali e cerchiamo di assicurare lo scambio di informazioni corrette.
Tratto da: Francesco D'Andria (direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Università di Lecce) Un sogno diventato realtà: l'addio a "ruspa selvaggia", in Nuovo Quotidiano di Puglia - Lecce, Mercoledì 22 marzo 2006 Anno VI - N. 79
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