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L'archeoastronomia del Salento dei megaliti |
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Nel Salento si può compiere un bell'itinerario di archeoastronomia. Del resto, la particolare posizione geografica del Salento pone questa terra in un dialogo privilegiato col Mediterraneo; seguendo il 40° parallelo occorrono 75 chilometri per l'Epiro, 110 per il Pollino, il viaggio intorno a questo filo immaginario ci porterebbe nella zona dei nuraghi sardi e, ad est, sul monte Olimpo. Un viaggio per verificare la corrispondenza tra i monumenti megalitici ed i percorsi del sole, permette di scoprire cose molto interessanti. Partendo da Storlacina, verso Badisco, si vedono la gran parte dei megaliti della zona intorno al Capo d'Otranto, si comprende così che ciò che rimane è soltanto lo "scheletro" di un'originaria, complessa, struttura architettonica. Durante i solstizi, il sole sorge dalla specchia di Storalcina ed illumina l'apertura del dolmen Stabile a Giuggianello che mostra, sul lastrone superiore, due segni incisi: l'uno è pienamente illuminato, l'altro produce un'ombra netta. Chi ha inciso quei segni conosceva bene il fenomeno e lo aveva osservato a lungo. Una conferma delle grandi conoscenze astronomiche di questi nostri antichi predecessori è data da monumenti quali il menhir "Vicinanze due", a Giurdignano ed il dolmen "Scusi" a Minervino. Il sole li illumina in punti ben precisi, il percorso del sole tra le pietre di sostegno del dolmen "Scusi" crea continui giochi di luci ed ombre ed avvolge tutta la campagna e gli olivi. Studi recenti hanno confermato che l'allineamento solstiziale è sfasato di poco più di 3 gradi. É un effetto dovuto al fenomeno noto come "processione degli equinozi" ed indica che chi ha eretto il monumento conosceva con precisione millimetrica l'allineamento del sole. Quando giunge il tramonto, nei giorni intorno ai solstizi, i due segni del dolmen Stabile sono illuminati al contrario. É chiaro che segnano un percorso, indicano una direzione, percorrendola si arriva al "Letto della Vecchia": grossi blocchi di pietra emergono dal terreno, sentirle silenziose tra gli olivi. Qui una, due, cento voci possono emergere dal silenzio: sono le leggende della Vecchia. Il suo enorme giaciglio mostra due piccoli fori ed un masso vicino, un'ara sacrificale con canali di scolo, il piede di un gigante, il piede d'Ercole dicono le leggende. Il "Forficiddrhu" l'anello del fuso della Vecchia, il masso oscillante d'Ercole, una sorte di astronave tra gli olivi. Forse è proprio qui che i pastori salentini osarono sfidare le ninfe epimenidi morendo stremati. Sempre qui Ercole diede una dimostrazione della sua forza sovrumana, dopo aver ucciso i titani, lanciando il masso che ancora oggi si vede. Il sole corre tra i solchi di roccia, fra poco, quando farà buio qui arriveranno le streghe, dice un'altra leggenda. Seguendo ancora il sole, si fa in tempo a vedere un altro menhir, ai piedi delle grotte di S. Giovanni, qui fino a vent'anni fa, la domenica delle Palme, si deponevano rami d'olivo e palme, affinché i "sannah" - gli osanna - arrivassero direttamente in cielo. Sulla collina della grotta di S. Giovanni, si vede il tramonto. Compiendo un percorso ideale a volo d'uccello si potrebbe vedere la specchia di Parabita, l'antica Bavota, e poi la Specchia degli Specchi presso Racale. É il percorso preciso che individua l'asse solstiziale salentino, tracciato dai nostri avi più remoti. Per fare un simile itinerario occorre preparare la propria mente ad una visione più istintiva. Un'altra leggenda narra che i menhir ed i dolmen sono in grado di nascondersi agli occhi di persone che non gradiscono. In realtà guardare i megaliti come vecchi ruderi equivale a non vederli affatto.
Tratto da: E. P., L'archeoastronomia del Salento dei megaliti, in Nuovo Quotidiano di Puglia - Lecce, Venerdì 27 ottobre 2006 Anno VI - N. 291
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