ArcheoSalento - NEWS '08

 

Non seppellite le terme romane

 

          «Le terme romane non vanno seppellite». La richiesta arriva dal consigliere del Centro moderato, Wojtek Pankiewicz. «Piazzetta Vittorio Emanuele II - scrive in una nota - era il fulcro della “movida” dell’età romana. La scoperta delle terme, resa possibile dagli scavi effettuati nei mesi scorsi e ora sospesi temporaneamente per mancanza di fondi, ha portato alla luce reperti di inestimabile valore. È stato accertato dagli studiosi - aggiunge - che in quella zona, in età romana, i leccesi erano soliti rilassarsi, spesso dopo aver assistito a uno spettacolo nell’anfiteatro o nel teatro.

          Ecco perché quella zona può essere considerata il “quartiere del divertimento” dell’età imperiale. Occorre assolutamente - ammonisce - trovare i fondi per proseguire le ricerche e far venire alla luce altri tesori nascosti che potrebbero, da un lato, arricchire le conoscenze storiche della città e, dall’altro, essere ammirati dai leccesi e dai turisti». Intanto, per approfondire le modalità di salvaguardia e valorizzazione dei reperti, reperendo le risorse necessarie, è stata convocata per domani, alle 10, la commissione consiliare Lavori pubblici, presieduta da Luigi Valente, alla quale prenderanno parte il responsabile del procedimento, architetto Patrizia Erroi, il professor Francesco D’Andria, il presidente di «Italia nostra», Marcello Seclì e il presidente di «Vivere Lecce», Giuseppe D’Ercole.

          Sulla questione interviene anche «Italia nostra» con una missiva indirizzata al direttore regionale del Ministero per i Beni culturali ed ambientali, Ruggero Martines, al sovrintendente per i beni archeologici della Puglia, Giuseppe Andreassi, al sindaco di Lecce, Paolo Perrone, all’assessore alla Cultura, Adriana Poli Bortone, all’assessore ai Lavori pubblici, Severo Martini. «In varie circostanze - si legge - l’associazione Italia nostra è intervenuta per avanzare proposte in relazione alla necessità di tutelare e valorizzare adeguatamente le emergenze archeologiche presenti nel sottosuolo della città di Lecce.

          Ciò - si legge ancora - in considerazione della necessità di ampliare le conoscenze storiche e della opportunità di valorizzare tale patrimonio anche nell’ambito delle attività di promozione turistica che Lecce, quale città d’arte, persegue». Riguardo agli scavi in piazzetta Vittorio Emanuele II e alle rilevanti testimonianze rinvenute, Italia nostra ritiene doveroso intervenire per proporre alcune considerazioni. Pur comprendendo le motivazioni dell’Amministrazione - spiega il presidente Seclì - si ritiene doveroso completare le indagini archeologiche anche sotto il monumento a Vittorio Emanuele II, sotto il quale sono presenti ulteriori testimonianze romane. Pertanto - rileva - potrebbe risultare pretestuoso attribuire agli scavi i ritardi dei lavori di ripavimentazione della strada in quanto questi ultimi non interessano l’area dove sono stati rinvenuti i resti delle terme». Per quanto riguarda l’area della piazzetta «è evidente che andrebbe ripensata in considerazione della necessità di completare l’indagine archeologica, anche con l’eventualità di rimuovere il monumento e ripensando anche la presenza del verde». Risulta, dunque, «più razionale a nostro parere una urgente riprogettazione della sistemazione dell’area con una soluzione che preveda la fruizione dei reperti archeologici più significativi.

          Il fatto che in tutto il centro storico di Lecce vi siano testimonianze archeologiche non può portare alla conclusione di non rendere fruibile alcune di queste testimonianze anche perché lo stesso programma di “Lecce città sotterranea” non si può ridurre a poca cosa e a pannelli pubblicitari. Con l’auspicio - conclude Seclì - che tali considerazioni e proposte possano risultare utili alla individuazione a breve di programmi in grado di consentire la fruizione delle testimonianze storico-culturali della città e, nel contempo, tener conto delle esigenze dei cittadini e dei commercianti». L’assessore ai Lavori pubblici Severo Martini, intanto, spiega che la ripresa dei lavori era ormai improcrastinabile. «Tuttavia - precisa - abbiamo seguito quelle che sono state le indicazioni date dalla Sovrintendenza, ovvero di procedere con una copertura non definitiva, che dia la possibilità di proseguire negli scavi nel momento in cui fossero disponibili dei fondi. Fino ad ora, però, la disponibilità non c’è stata ed era inopportuno, oltre che potenzialmente dannoso, tenere aperti gli scavi».

 

Tratto da:

Non seppellite le terme romane,

La Gazzetta del Mezzogiorno - Ed. di Lecce

Martedì 11 novembre 2008

 

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