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Il Prof. D'Andria nei pressi dello scavo |
Un altro brano della
storia della città è stato riportato alla luce grazie alle indagini
archeologiche che si stanno svolgendo, da circa due settimane,
intorno alle «mura urbiche». Laddove ora c’è l’ampio parcheggio
dell’area ex Carlo Pranzo, nel ‘500, oltre alle mura, c’era anche un
fossato largo almeno sette metri. Sinora se ne era solo ipotizzata
l’esistenza e un’incisione dello storiografo del ‘600 Giovan
Battista Pacichelli lo indicava, senza però esplicitarne
l’ubicazione. Le mura dovevano difendere la città dopo che il
Salento e Otranto, in particolare, avevano subito l’incursione dei
Turchi. Risalgono pertanto al XVI secolo, su progetto di Giangiacomo
dell’Acaya. Si calcola che l’ingresso Nord-Ovest della città fosse
protetto da una cinta muraria di circa 3.700 metri che inglobava i
bastioni di San Francesco e arrivava sino a Porta Napoli.
Ora si ha anche la
riprova del fatto che lungo il perimetro delle mura corresse un
fossato che nel tempo fu colmato, accogliendo risulte edilizie, così
come attestato dal rinvenimento di un frammento architettonico
barocco. «Queste indagini preliminari - dice l’architetta Patrizia
Erroi, coordinatore dell’area storica del settore Lavori pubblici
del Comune - sono necessarie per l’attuazione di un progetto di
riqualificazione dell’area, con un’ipotesi di percorsi lungo e sopra
le stesse mura, che erano spesse circa 4metri e mezzo. Alcuni
documenti, inoltre, attestano che nell’Ottocento ci fosse una
cortina di alberi che correva parallela alle mura, mentre il fossato
era stato già colmato». Per il professore Francesco D’Andria,
coordinatore scientifico dell’Ibam-Cnr, questa scoperta consente di
rileggere l’area di accesso alla città. «Inoltre - sottolinea
D’Andria -, questo sistema difensivo, che all’epoca fortunatamente
non servì, rimarcò comunque la potenza della stessa città. Già da
questo saggio di scavo si intuisce, infatti, l’imponenza delle
mura».
Il progetto per
approfondire la conoscenza storica dell’area, preliminare alla sua
sistemazione, vede coinvolti il Comune di Lecce, l’Ibam-Cnr, la
Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, il dipartimento
di Beni culturali dell’Università del Salento, la direzione
regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia.
L’attività di indagine è stata affidata alla società di consulenza
archeologica « Zis » di Paolo Schiavano, mentre a Gianni Quarta e a
Raffaele Persico dell’Ibam-Cnr è stata affidata l’esecuzione dei
rilievi e delle prospezioni geofisiche.
Tratto da:
Antonella Lippo
Il Corriere del Mezzogiorno
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