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A due giorni dal 40°
anniversario della scoperta della “Grotta dei Cervi” di Porto
Badisco, celebrato presso il Museo Archeologico Faggiano di Lecce,
dalla provincia e dall’associazione “Idume”, non si spengono le
polemiche sul futuro di quello che viene definito “Santuario della
Divinità” o “Cappella Sistina della Preistoria”.
Scoperta da il gruppo
di speleologia “Pasquale de Lorentiis” di Maglie, composto da Romano
Albertini, Isidoro Mattioli, Daniele Rizzo, Remo Mazzotta ed Enzo
Evangelisiti, la Grotta dei Cervi, situata nella splendida
insenatura di Porto Badisco, rappresenta uno dei siti archeologici
più suggestivi e spettacolari del Salento e il più imponente
d’Europa, risalente a più di quattromila anni fa, con numerosissime
iscrizioni in guano e ocra rossa dell’era neolitica, rimaste intatte
nel tempo in tutto il loro fascino e nitidezza. Ma questo complesso
e straordinario ipogeo, definito anche “Antro di Enea” sulla base
dell’antica leggenda dello sbarco dell’eroe sulle coste salentine, è
attualmente inaccessibile al pubblico.
E, nonostante i
pareri di tutti gli intervenuti nell’assemblea di commemorazione
della scoperta, che, nei loro interventi, hanno puntato l’attenzione
sulla strategica valorizzazione di questo patrimonio e sul rilancio
della sua fruizione, le buone intenzioni restano tali, perché
decisamente in contraddizione coi fatti.
Il patrimonio
presente dentro la Grotta dei Cervi, infatti, resterà ancora non
fruibile. E a spiegare il perché di questo è stato l’assessore
dimissionario all’ambiente di Otranto, Salvatore Miggiano, che è
tornato giustamente sulla vicenda dei fondi di Area Vasta, dove la
sottrazione di alcune risorse al progetto di riqualificazione del
Castello di Otranto, non permetterà più la ricostruzione di alcuni
vani in maniera tridimensionale della grotta dei Cervi, nella nuova
area museale, progettato e previsto dal Coordinamento Siba
dell’Università del Salento e del Caspur di Roma.
“Non si farà più – ha
dichiarato Miggiano - perché i fondi sono stati dirottati, per
ulteriori restauri al Palazzo Marchesale di Botrugno. Un peccato,
perché il progetto rende fruibile, come in Avatar, in 3d, (ma con
una definizione milioni di volte più potente) la grotta, analizzando
lo stato di conservazione. Ora, tutto ciò è andato perduto e,
neanche dopo 40 anni, il mondo e il Salento potranno godere di
questo straordinario patrimonio. In compenso, però, a Botrugno, ci
saranno nuovi arredi per il Palazzo Marchesale sicuramente
visitabili da tutti. Forse, pensano in molti, si potrebbero fare un
po’ meno arredi a Botrugno e mettere ad Otranto la sala 3d per le
grotte”.
Con buona pace della
“cappella Sistina della Preistoria” e dei potenziamenti dei circuiti
turistici.
Tratto da:
LeccePrima
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