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Martina Franca - Grotta di Leucaspide |
Da circa due anni il
Centro Speleologico A.S. di Martina Franca va conducendo una serie
di campagne speleologiche nelle aree carsiche del “Parco delle
Gravine”. Recentemente, effettuando ulteriori ricerche nella Grotta
di Leucaspide, una cavità naturale che si sviluppa negli strati
calcarei affioranti lungo l’omonima gravina, sono state scoperte
alcune iscrizioni a circa 80 metri dall’ingresso, nel corridoio di
sinistra.
Già nel settembre 2007,
durante alcuni sopralluoghi effettuati insieme al Prof. Rosario
Jurlaro, furono individuate delle superfici parietali interne (circa
una dozzina) che un tempo erano affrescate. Queste tracce residue si
riscontrano fino a 110 metri dall’ingresso e risultano le più
profonde finora scoperte in una grotta carsica pugliese.
Lo studio di queste testimonianze oltre che dal Prof. Rosario
Jurlaro sono condotte dalla Prof.ssa Linda Safran (Università di
Toronto) e dal dott. Vito Fumarola, collaboratore del Prof. Cosimo
Damiano Fonseca.
L’iscrizione graffita
in caratteri greci, probabilmente funeraria, ora rinvenuta, si
attesta come un caso di grande rilevanza nel panorama della civiltà
rupestre medievale in Puglia mentre, per il patrimonio delle
chiese-grotta dell’area della provincia ionica, costituisce la più
antica iscrizione datata nota a tutt’oggi nel contesto di un corredo
epigrafico in cui prevale il repertorio delle scritte in latino.
L’iscrizione di Grotta Leucaspide è datata all’anno dalla creazione
del mondo 6842, vale a dire al 974 dell’era cristiana. Costituisce
una preziosissima fonte d’informazione legata alla committenza
devozionale sia che si tratti di una iscrizione legata ad una
inumazione sia che si tratti, caso infrequente, di una iscrizione
che evoca uno scomparso affresco o uno scorcio di parete interessata
da più pannelli. Ipotesi improbabile quest’ultima dal momento che
generalmente le iscrizioni devozionali vengono apposte sul pannello
iconografico; ma se tale ipotesi dovesse essere in un certo qual
modo suffragata l’iscrizione potrebbe offrire un valido aiuto nella
datazione della decorazione parietale (a partire quindi dal 974).
grotta-leucaspide-2
Per la Puglia,
infatti, è noto che, per quanto riguarda la decorazione parietale,
il più antico affresco datato è quello della cripta di Santa
Cristina di Carpignano – Lecce, accreditata come chiesa privata con
destinazione funeraria (all’incirca contemporanea con il S. Pietro
di Otranto). Cristina è la Santa titolare dell’invaso sacrale in
quanto raffigurata diverse volte o in pannelli singoli o insieme con
altri santi.
L’iscrizione votiva dipinta in caratteri greci di Carpignano è del
6467, cioè 959 dell’era cristiana, anteriore quindi di 15 anni
rispetto all’iscrizione graffita di Leucaspide. Si tratta delle
immagini di Cristo benedicente in trono nell’absidiola destra che si
apre sulla parete est della cripta, ai lati della quale sulla parete
piana campeggiano le immagini della Vergine a sinistra,
dell’Arcangelo Gabriele a destra: l’Annunciazione. Presso il trono
di Cristo, a sinistra, compare l’iscrizione in greco che ricorda sia
il committente, il prete Leone e la moglie Crisolea, sia
l’iconografo, il pittore Teofilatto che realizzò tali affreschi.
grotta-leucaspide-3
L’iscrizione
bizantina di Grotta Leucaspide, che presenta notevoli difficoltà di
lettura, pare sia stata graffita in memoria di un Vincenzo il 10
luglio del 6482/974 da un Giovanni. E’ posta su tre righe
orizzontali delle quali la prima inizia con una croce che anticipa
il nome Vincenzo. La scrittura di Grotta Leucaspide è graffita a
mano libera e non mostra linee guida come quelle di molte iscrizioni
esegetiche, apocalittiche o votivo-deprecatorie tipiche del
repertorio iconografico rupestre. Il ductus, difforme, ora dritto
ora inclinato, ora rotondeggiante ora acuto, riferibile a mano poco
esperta, sembra attestare l’uso privato, occasionale, di una
scrittura non strettamente dipendente dai modelli grafici di tipo
monumentale in voga, cioè di una scrittura usuale di quel tempo e di
quel luogo.
Probabilmente lo scopo funerario dell’iscrizione in un ambiente
rurale, come la nota gravina del Tarantino in questione, ha fatto sì
che l’elemento grafico avesse un ruolo subalterno rispetto
all’apparato iconografico che pur nei lacerti superstiti richiama un
pregevole consistenza decorativa (attestata sin dall’ingresso
nell’antro) accompagnata, presumibilmente, anche da una dovizia di
iscrizioni esegetiche e devozionali.
Tuttavia, nonostante le grandi difficoltà di lettura che lasciano
ancora irrisolte alcune analisi interpretative, per i dubbi ancora
non sciolti riguardanti alcune lettere-indizi, sicuramente eloquenti
per l’occhio attento del paleografo, l’iscrizione bizantina di
Grotta Leucaspide riveste una grande importanza per il messaggio
trasmesso attraverso il tempo. Ben a ragione merita uno studio più
approfondito per soddisfare una serie di curiosità che aiuterebbero
a meglio inquadrare l’ambito spaziale, sociale e culturale di
riferimento della complessa gravina nonché a ricostruire
l’originaria sistemazione del manufatto (rinvenuto a 80 metri
dall’ingresso) riportante l’elemento epigrafico.
Nel campo delle
iniziative editoriali manca un corpus nazionale delle iscrizioni
bizantine datate in grado di offrire allo studioso elementi utili e
preziosi per necessarie comparazioni. E’ importante infatti
individuare una serie di elementi come peculiarità e particolarismi
epigrafici nonché aspetti paleografici, linguistici e filologici
facendo leva sul continuo confronto con il patrimonio epigrafico
bizantino nazionale o regionale.
Scarne sono le fonti epigrafiche bizantine in Puglia (manca infatti
un corpus regionale) fatta salva la serie di studi epigrafici
condotti da André Guillou (Recueil des inscriptions grecques
médiévales d’Italie) e da Andrè Jacob (Inscriptions byzantines
datées de la province de Lecce. Capignano, Cavallino, S. Cesario,
“Rendiconti dell’Accademia Nazionale dei Lincei”, Roma 1983) che ha
dedicato la sua attenzione altresì ad un’ampia area della Terra
d’Otranto: Copertino, Taurisano, Andrano, Alessano, Casaranello.
Anche per il
Tarantino sono esigue le fonti storiche o documentarie sulla
popolazione greca medievale, in specie se ci si riferisce ai
contesti rurali che pure sono stati indagati abbondantemente
attraverso gli studi del Caprara che tuttavia a graffiti e ad
epigrafi ha dedicato lunga e particolare attenzione (Società ed
economia nei villaggi rupestri. La vita quotidiana nelle gravine
dell’arco Jonico Tarentino, Fasano 2001; Il villaggio rupestre della
gravina Madonna della Scala a Massafra, Crispiano 2009).
Recentemente, invece, di iscrizioni bizantine (funerarie,
d’apparato, “instrumentum domesticum” etc.) lungo un arco
cronologico compreso fra IX e XVI si è occupata Paola Piliego (Le
iscrizioni medioevali bizantine dei casali di Quattro Macine ed
Apigliano in Terra d’Otranto, Tesi di Specializzazione in Epigrafia
Cristiana, Università degli Studi di Bari, A. A. 2005 – 2006. Un’iscrizione bizantina inedita dal Casale medioevale di Quattro
Macine in Terra d’Otranto, Taras XXIV, 1-2 (2004) - XXV, 1-2 (2005),
pp. 147-156).
Dott. Vito Fumarola (Direttore di CVLTVRA IPOGEA)
Silvio Laddomada (Presidente Centro Speleologico dell’Alto Salento)
CENTRO SPELEOLOGICO DELL’ALTO SALENTO
Via Pietro Gaona, 64 – 74015 Martina Franca (Ta)
www.speleologiaas.it
Tratto da:
Galatina
- Bloglandia
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