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I
Messapi sono il popolo che abitò la penisola
salentina dal X secolo a.C. È da considerarsi un'etnia
di origine balcanica, esattamente illirica. Il nome "Messapi",
spesso alternato a quello di "Iapigi" (anche se
quest'ultimo dovrebbe essere esteso anche alle altre
etnie dell'Italia sud-orientale, cioè "Dauni" e "Peucezi")
è presente in Erodoto. Tra le ipotesi sull'origine
etimologica di questo nome, la più attendibile è quella
di "popolo tra i due mari", l'Adriatico e lo
Ionio.
Sulle prime forme dei loro
insediamenti si sa, in generale, poco: gli abitati sono
caratterizzati da capanne con fondazioni in blocchi in
pietra e copertura con elementi vegetali. Nel VII secolo
a.C. iniziamo ad avere notizie certe sugli agglomerati,
che sempre più assomigliavano a vere e proprie città. Le
fonti storiografiche parlano di una dodecapoli, una lega
di dodici città, che pur non riunendosi mai in un unico
stato, doveva essere una confederazione a carattere
politico strategico. Il ritrovamento di un frammento di
vaso (ostrakon) presso Soleto, anticamente
utilizzato come "mappa nautica", fa conoscere il
nome di queste città e la loro collocazione topografica;
ricordiamo, tra gli altri, centri come Manduria, Alezio,
Vaste, Ugento,
Roca Vecchia,
Oria e Cavallino.
Ciò che accomuna un po'
tutte le città messapiche è il loro posizionamento,
quasi sempre in altura e in prossimità del mare dove
poter creare scali commerciali. A Ugento, Manduria,
Muro
Leccese e Vaste è attestata la presenza di possenti
mura realizzate con cortine di grandi blocchi in pietra
locale. All'interno delle mura le strade erano ben
pavimentate con battuto di pietra e tufina e formavano
un reticolato urbano piuttosto regolare, come si può
vedere nei resti archeologici della città di Cavallino.
Centri organizzati, dunque, e che non erano
assolutamente disposti a perdere il dominio dei loro
territori a favore dell'espansionismo dei Greci
d'Occidente, che in questo caso avevano il nome di
Tarantini.
Dall'VIII al V secolo a.C.
i rapporti tra Messapi e Taranto furono caratterizzati
da leggeri attriti, che avevano come esito soltanto
scorrerie e piccoli scontri. La conquista di Carbina
(nel nord Salento, oggi Carovigno) e la crudeltà
dei Tarantini sui vinti comportò l'organizzazione di una
controffensiva messapica, che nel 470 a.C. distrusse e
ricacciò indietro Taranto e le sue pretese
espansionistiche. Erodoto parla della "più grande
strage dei Greci mai compiuta".
I rapporti non
migliorarono per tutto il V secolo; dopo il 450 a.C. è
anche attestata un'alleanza messapica con Atene che
aveva in progetto di fondare la colonia di Turii
nella Siritide. i Greci non riuscirono mai a
sottomettere politicamente il Salento messapico,
tuttavia il processo di "acculturazione" greca durò fino
alla caduta di Taranto nel 272 a.C. ad opera di Roma, e
con il dilagare della sua potenza in questo territorio
può definirsi conclusa la gloriosa indipendenza dei
Messapi. |