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Lecce - Il Convento del Carmine (Scavi)
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| Lecce | Castello Carlo V | Vico degli Albanesi | ||||||||||||||||
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Il Nuovo Rettorato - Il Convento del Carmine (1546-1807)
In occasione dei programmi di restauro dell’ex Convento di Santa Maria del Carmine (Fig. 1) per la realizzazione della nuova sede del Rettorato, l’Ateneo di Lecce si è fatto promotore di un’estesa campagna di scavi archeologici nel chiostro che, già dal 2001, ma soprattutto tra 2003 e 2004, ha impegnato docenti, studenti e giovani laureati del Dipartimento di Beni Culturali. Per oltre un anno l’ex complesso religioso ha così svolto la funzione di laboratorio di archeologia urbana all’aperto, creando per gli studenti un’occasione straordinaria di ricerca e formazione, sia attraverso la partecipazione agli scavi, sia attraverso esercitazioni sui materiali archeologici. Lo scavo si è svolto mediante lo scavo in estensione, con una documentazione che si è avvalsa di avanzate tecniche di indagine.
Alla metà del Cinquecento i Carmelitani si insediavano a Lecce occupando lo spazio a ridosso del bastione ovest delle mura, come testimonia ancora il settecentesco disegno acquerellato di J.L. Des Prez. Essi andavano a fronteggiare così il grande complesso dei Francescani, e nel “portaggio” di Rugge rappresentavano il terzo polo conventuale, dopo quello dei Francescani e dei Domenicani.
Paduano Bax, in quegli anni attivo anche nella chiesa di S. Irene, avviò la realizzazione del quadriportico del monastero partendo ovviamente dal lato della chiesa, che fu completato nel 1592. Certamente concluso alla metà del Seicento, il chiostro (Fig. 2) con tutto il convento non subirà sostanziali modifiche sino alla soppressione dell’ordine nel 1807. Al contrario la chiesa cinquecentesca sarà completamente rifatta a partire dal 1711 su progetto di Giuseppe Cino che muore nel 1722, data che si legge sulla cornice del campanile rimasto incompiuto. Agli eleganti e aggraziati altari del Cino nei transetti, seguiranno perciò quelli più spazialmente articolati di Mauro Manieri nella navata.
Gli scavi condotti nel chiostro del complesso conventuale hanno restituito una lunghissima sequenza di occupazione nella quale sono state riconosciute tredici fasi cronologiche. (Fig. 3) Tracce di frequentazione ci riportano alla preistoria con strumenti in selce riferibili al Paleolitico. È il periodo messapico, tuttavia, il primo grande momento di definizione dell’assetto urbano con la costruzione della grande cinta muraria della prima età ellenistica che racchiude l’abitato.
Le indagini hanno permesso di indagare un settore urbano adiacente alle fortificazioni, individuando una strada del IV sec. a. C. larga 4,50 m., fiancheggiata da alcune tombe. Una di queste, relativa ad una femmina adulta, ha restituito un ricco corredo caratterizzato dalla presenza della trozzella.(Fig. 4) L’uso dell’asse viario continua sino all’età tardoromana. La contrazione dell’abitato a partire dal VI sec. d.C. e la posizione marginale di questa zona così prossima alle mura sono le cause dell’aspetto che l’area assume nel corso dei primi secoli del medioevo: un settore urbano caratterizzato da usi ortivi, con frequenti riporti di terreno e buche per lo scarico di rifiuti e materiali vari. Una di queste, databile all’età normanna, ha restituito interessanti materiali importanti come alcune ceramiche invetriate di produzione bizantina e siculo-magrebina.
Al termine di questa fase si situa anche un silo che ha restituito abbondante materiale ceramico databile al XIV secolo tra cui pezzi di notevole pregio come una coppa di produzione valenzana in blu e lustro ed un piatto in invetriata policroma, forse di produzione locale, raffigurante un leone rampante simbolo del casato di Maria d’Enghien. (Fig. 5) Nel corso del XV secolo, in conseguenza di una progressiva saturazione dello spazio urbano, la zona viene occupata da abitazioni di cui sono state rinvenute tracce in tutta l’area di scavo così da far supporre l’esistenza di due gruppi di edifici separati da un’area destinata, con ogni probabilità, ancora ad orto: sono strutture realizzate in maniera accurata, con fondazioni profonde e solide, grazie anche all’impiego di blocchi angolari squadrati.
Questi edifici subiscono alcune risistemazioni nel corso dei decenni, come si deduce dalla realizzazione di tramezzi e da altre, più radicali, modifiche, conseguenza anche della riedificazione dell’area dopo il rifacimento delle mura nel corso del Cinquecento, in corrispondenza di questo settore viene realizzato un grande bastione triangolare, concepito secondo le più aggiornate tecniche belliche di quel periodo. (Fig. 6) Ma è solo alla fine del XVI secolo che, in accordo con quanto riportato dalle fonti scritte, viene costruito il chiostro ancora attualmente visibile, che circondava un giardino: al centro si trovava una fontana di cui è stata rinvenuta traccia nel corso degli scavi.
Ben leggibili restano anche le ultime fasi di utilizzo del giardino, con diversi e successivi sistemi di captazione delle acque piovane connesse alle due grandi cisterne in pietra leccese rinvenute dagli archeologi. Fosse e buche di forma irregolare sono state identificate come pertinenti ad alberi e a scarichi di materiale vario. (Fig.7)
Tratto da: Il Nuovo Rettorato. Dal Convento del Carmine all'Università, Coordinamento: F. D'Andria, Testi: A. Cassiano - P. Güll - B. Pellegrino, Editore: TorGraf, Galatina, 2006
Bibliografia: E. Boaga, I Carmelitani in Terra d'Otranto e di Bari in epoca moderna (note di ricerca), in Ordini religiosi e società nel mezzogiorno moderno. Atti del seminario di studio (Lecce, 29-31 gennaio 1986), B. Pellegrino e F. Gaudioso (a cura di), I, Galatina, 1987, pp. 113-187
G. Carbonara, Il Convento di Santa Maria del Carmine a Lecce. Storia e documenti, in Saggi in onore di Renato Bonelli, C Bozzoni - G. Carbonara - G. Villetti (a cura di), Roma, 1992, pp. 737-754
F. D'Andria, Il sottosuolo come risorsa di conoscenza e sviluppo, in Lecce. Riqualificazione e valorizzazione ambientale architettonica e archeologica dl centro storico, M. Di Stefano (a cura di), Roma, 2004, pp. 44-67
P. Güll, il convento di Santa Maria del Carmine a Lecce: scavi 2003, in Archeologia Postmedievale, 8, 2004, pp. 151-161
G.C. Infantino, Lecce Sacra, Lecce 1634, (rist. anast. Bologna, 1973)
M. Tricarico, Trasformazioni e restauri del convento dei carmelitani a Lecce nel XIX secolo, in Le pietre raccontano. Questioni di conservazione, restauro e tutela, R. Poso (a cura di), Galatina, 2004, pp. 297-314
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