Lecce - Castello Carlo V

(Scavi)

 

Lecce

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Vico degli Albanesi Il nuovo Rettorato Convento dei Carmelitani

 

Castello Carlo V

 

Fig. 1) Lecce - Castello Carlo V

         Il Castello si eleva al centro dell’abitato. E’ formato da due corpi trapezoidali irregolari concentrici di epoca differente separati da un cortile intermedio. La parte più esterna fu costruita dall’architetto militare salentino Gian Giacomo dell’Acaja tra il 1539 e il 1549 per volontà di Carlo V, perché il preesistente castello fosse adeguato alla nuova tecnica guerresca. Ha pianta trapezoidale irregolare con puntoni di diversa grandezza agli spigoli. Tutta l’opera era circondata da un ampio fossato che dopo il 1870 venne colmato.

 

          La parte più interna con l’atrio centrale sorge dov’era il castello medievale fatto costruire, secondo il Ferrari,  da re Tancredi negli ultimi anni del XII secolo su progetto del capitano Sinibaldo Sambiasi. Di questo castello non è visibile alcuna traccia, essendo stato rimaneggiato e completamente ricostruito nelle epoche successive. Tanto che la parte più antica dell’intero complesso risulta essere un poderoso mastio quadrangolare, probabilmente angioino, del XIV secolo d.C. Questa torre non era certo adibita solo a funzione difensiva. Infatti all’interno contiene stanze coperte da volte ogivali di raffinata fattura.

         

Fig. 2) Lecce

pianta del Castello Carlo V

          La stanza terrena, attualmente adibita a cappella, il cui livello è notevolmente più basso rispetto a quello dell’attuale piano di calpestio del complesso, è divisa in quattro parti da altrettanti archi che si impostano su di un pilastro centrale cruciforme e su quattro pilastri addossati ai muri. Grandiosa è la sala del piano superiore; altissima, quadrata, la cui volta è sostenuta da colonne addossate ai quattro angoli. I due piani superiori di struttura ben più modesta vennero costruiti molto più tardi verso il 1579.

 

          Alla fortezza si accede da due ingressi che si aprono l’uno sul bastione di Nord-Ovest rivolto verso la città, l’altro su quello del fronte opposto rivolto verso la campagna e che quindi fungeva anche da porta esterna della città. Entrambi presentano le feritoie laterali per farvi scorrere le catene del ponte levatoio. L’ingresso rivolto verso la città ha pianta ad elle (L) e tre porte di difesa.

         

Fig. 3) Lecce - Castello Carlo V

Ciotola in RMR, corpo emisferico, piede ad anello, rappresentante un uccello con in bocca un ramo con foglie lanceolate

(seconda metà del XIII sec. d.C.)

     L’ordinamento casamattato comprendeva: un ordine inferiore, che batteva il fossato, consistente in un corridoio sotterraneo molto ampio che girava lungo le cortine per collegare le casematte dei quattro puntoni. L’ordine superiore, aperto solo sui puntoni, batteva invece lo spalto e la campagna antistante. Oltre ai due ordini di fuoco descritti ve ne era un altro, in barbetta, sistemato nei piazzali superiori dei bastioni, sul lastrico delle cortine rivolte verso la campagna e su quello dell’edificio centrale, cioè dell’antico castello medievale. A somiglianza della fortezza venne costruita con identici accorgimenti anche la cinta bastionata della città di Lecce. Gian Giacomo dell’Acaja si fece coadiuvare da maestranza locali.

 

          Durante i lavori di restauro dell’ala interna sud-ovest del Castello Carlo V eseguiti nel biennio 1999-2000 e finanziati con fondi P.O.R., è stato possibile individuare quella parte della fortezza interrata, e perciò del tutto sconosciuta, risalendo ad epoca precedente gli interventi di ampliamento dell’architetto Gian Giacomo dell’Acaja. I primi ambienti ad essere scoperti sono quelli del lato destro del corpo centrale e la galleria sottostante, voltata a botte, il cui accesso risulta ostruito da una struttura posticcia adibita a cucina e servizi igienici per i militari.

        

Fig. 4) Lecce - Castello Carlo V

Anfora con stemma degli Enghien-Brienne, rappresentante un leone rampante coronato alternato ad un grembiato in bruno. (fine XIV sec. d. C.)

          Successivamente veniva liberata dal materiale di riempimento fino alle quote originarie la “Torre Mozza” sia al piano seminterrato, con accesso dal cortile interno, che sull’estradosso delle coperture a volte costolanate. Con la rimozione delle pavimentazioni per la bonifica delle fondazioni e delle sottofondazioni dei locali del piano terra prospicienti il cortile interno sono emerse strutture e testimonianze del castello medievale (pozzi, cisterne, granai, canalizzazioni, murature divisorie, tagli nel banco roccioso). Al di sotto delle strutture rinvenute all’interno del banco roccioso è stato scoperto un grande vano ipogeo di cui non si aveva alcuna notizia. Tale invaso risultava completamente murato e parzialmente riempito da materiale costituito da pietrame e terriccio completamente bagnato da infiltrazioni di acqua piovana proveniente dal cortile interno. La presenza di un profondo pozzo di acqua sorgiva, forse arteria principale del fiume Idume, è stata la ragione principale per la quale è stato realizzato lo stesso ipogeo.

         

Fig. 5) Lecce - Castello Carlo V

Brocche smaltate policrome.

A sinistra la decorazione, dipinta in bruno, blu e giallo, consiste in un medaglione a scaletta che contiene le lettere "IHS". A destra è raffigurato il simbolo di Padri Celestini, consistente in monticelli in blu e giallo che rappresentano il Calvario, sormontati da un alto crocifisso con estremità potenziate ed una "S" sul braccio verticale.

(XVI sec. d. C.)

I reperti, consistenti principalmente in ceramica domestica, in elementi lapidei scolpiti allo stato di frammenti – e tra questi un blocco inciso con il nome di GiovanniAntonio Orsini Del Balzo – quasi tutti risalenti ad epoca medievale/primo cinquecentesca, oltre a tutta un’altra serie di testimonianze, sempre di natura archeologica, sono stati rinvenuti soprattutto nel vano ipogeo, in prossimità della scala d’accesso, accumulati a discarica, utilizzando una botola della copertura. Altri reperti consistenti in vasellame domestico con frammenti invetriati sono emersi durante i lavori di svuotamento delle cisterne e dei granai eseguiti nel primo locale a destra del cortile interno, nel corso del riempimento basamentale della Torre Mozza, e nel vano inclinato di accesso alle grandi gallerie sotterranee. Tutto il materiale di riempimento proveniente dai locali interrati è stato accuratamente setacciato al fine di recuperare ogni elemento in grado di attestare la frequentazione del sito.

 

         

Fig. 6) Lecce - Castello Carlo V

Lucerne ad olio con base piana, vasca/serbatoio troncoconica, beccuccio allungato; sostegno per lucerna con larga base piana, biansato, rivestito di vetrina verde (XVII/XVIII sec. d. C.)

Nel secondo lotto dei lavori di restauro, che ha interessato la parte interna nord-est del castello comprendente la torre medievale del mastio, sono stati rinvenuti, al di sotto del piano di calpestio, altri reperti di interesse storico-artistico, attualmente depositati nel capannone interno del lato nord.

 

          Le ceramiche invetriate d’età angioina (dalla seconda metà del XIII secolo) sono i manufatti più antichi rinvenuti nel castello: contenitori da mensa decorati e coperti da un rivestimento vetroso che li rendeva impermeabili e proteggeva la decorazione dipinta. Il ciclo di produzione di questi vasi prevedeva la doppia cottura (prima di essere decorati e alla fine, per fissare il rivestimento vetroso) un procedimento ereditato dall’oriente islamico, e giunto in Puglia attraverso la Sicilia araba. Presto i nostri  vasai s’impadronirono di questa tecnica e, a partire dall’età federiciana, la applicarono su larga scala per la produzione di servizi da mensa.

Fig. 5) Lecce - Castello Carlo V

Fornello di pipa dal profilo "a gomito", decorato con una maschera tragica. (XVIII sec. d. C.)

Da allora questo tipo di vasellame divenne d’uso comune nella nostra regione, tanto che i prodotti invetriati pugliesi trovarono spazio nei mercati del Mediterraneo orientale per tutto il corso del Medioevo, sino ad essere diffusi nei siti che segnano il percorso dei Crociati e dei pellegrinaggi diretti in Terra Santa, dalla Grecia fino alle coste della Siria.

 

Tratto da:

Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia,

R. De Vita (a cura di),

Editoriale Adda, Bari, 1974

 

Medioevo e Rinascimento al Castello Carlo V di Lecce,

P. Arthur - A. Bramato - P. Tagliente - B. Vetere,

Congedo Editore, Galatina, 2003